Per reagire alle ricadute economiche delle misure attuate dai governi per rallentare l’epidemia di COVID-19, tutti gli stati del mondo hanno promesso enormi somme di denaro —sotto forma di tagli impositivi e aumenti della spesa pubblica, collettivamente definiti stimoli fiscali— per supportare le loro economie. Con tutti i valzer di numeri e cifre che ci sono stati, abbiamo ritenuto che gli investitori potrebbero trovare utile un po’ di contesto. Presentiamo quindi in questo documento il nostro punto di vista su cosa è ragionevole pensare che gli stimoli fiscali possano e non possano fare.

Anche se i metodi possono variare, gli stimoli fiscali sono un modo per i governi di iniettare denaro —o continuare a farlo circolare— nell’economia, attraverso sia spese e investimenti che tagli fiscali e incentivi, oppure mediante una combinazione di queste misure. Gli stimoli fiscali tendono a essere più efficaci quando i consumatori e le aziende appaiono esitanti a spendere o ad accedere ai capitali, di norma quindi durante le fasi di recessione (ovvero periodi prolungati di rallentamento e diminuzione dell’attività economica nazionale).

Anche se, mentre scriviamo, non è ancora sicuro che le restrizioni e le chiusure delle attività causate dal COVID-19 provocheranno una recessione nei paesi sviluppati, riteniamo comunque che le ripercussioni economiche negative nel breve termine siano sicure. I governi hanno imposto limitazioni ai movimenti delle persone per controllare l’epidemia e queste limitazioni stanno influenzando le decisioni di spesa dei privati e delle aziende, che a loro volta si ripercuotono sulle attività economiche di altre zone. Prendiamo in considerazione questo caso: se i clienti non acquistano da un’azienda a causa del blocco regionale, questa azienda non potrà pagare i suoi dipendenti. Alcuni di questi dipendenti senza stipendio potrebbero avere difficoltà a sostenere le loro spese e quindi sarebbero costretti a ridurle. Questo influirebbe negativamente su un’altra azienda, aggravando il circolo vizioso. Se prendiamo questo esempio e lo applichiamo a un’intera economia per un periodo prolungato, ecco che la recessione diventa probabile.

Quando i governi annunciano stimoli, è praticamente automatico che inizino anche i dibattiti su dove investire. Durante e dopo la crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, i paesi di maggiore rilevanza economica hanno presentato diversi pacchetti di stimolo all’economia, che offrivano benefici differenti. Per esempio, i politici statunitensi hanno dichiarato che l’American Recovery and Reinvestment Act avrebbe aumentato i posti di lavoro, nonché migliorato le infrastrutture del paese (1). Il governo britannico ha annunciato che il taglio dell’IVA avrebbe aiutato i consumatori particolarmente colpiti dalla situazione (2). Il pacchetto di stimoli deciso dalla Francia, per un valore di 26 miliardi di euro, si è concentrato in particolare sull’edilizia sociale, mentre il piano della Germania, da 50 miliardi di euro, ha cercato soprattutto di aiutare il settore automobilistico (3). Questi obiettivi “da conferenza stampa” possono aiutare i politici a promuovere i loro piani, ma secondo noi l’investimento principale - il destinatario dell’intervento - è meno importante del semplice fatto di iniettare denaro nell’economia complessiva.

Consideriamo questa situazione ipotetica. Grazie a un programma di investimenti nelle infrastrutture implementato dal governo, un’impresa edile si aggiudica un contratto per sistemare le strade principali di una città. L’impresa investe questo denaro in manodopera e nuovi macchinari. Il denaro quindi non rimane inattivo, ma viene investito e circola. Il fornitore dei macchinari ora dispone di capitali sufficienti per finanziare nuove attività di ricerca e sviluppo. I dipendenti dell’impresa edile possono spendere una parte dei loro stipendi nei negozi locali. Allo stesso modo, chi riceve questo denaro può scegliere liberamente di reinvestirlo, spenderlo o risparmiarlo. Questo fenomeno per cui il denaro investito inizialmente dal governo passa di mano in mano diverse volte è conosciuto negli ambienti economici come “effetto moltiplicatore”. Fondamentalmente, è il contrario di quanto accade con le interruzioni delle attività causate dal COVID-19. La circolazione del denaro stimola le attività economiche che, a loro volta, promuovono la crescita.

Anche se gli stimoli fiscali possono costituire un beneficio netto, non riteniamo che siano in grado di risolvere tutto ciò che affligge le economie mondiali in questo momento. Per loro natura, gli stimoli fiscali si concentrano principalmente sulla domanda, ovvero cercano di incoraggiare i consumatori o le aziende a spendere. Tuttavia, i blocchi causati dal COVID-19 influiscono sull’offerta e sulla domanda. I tagli delle tasse non porteranno i consumatori nei negozi o nelle aziende a causa del divieto di uscire.

Inoltre, anche se il governo investirà su nuove strade o ridurrà le tasse per incoraggiare i consumi, il denaro non circolerà rapidamente attraverso l’economia. L’ipotetica impresa edile di cui sopra non riceve immediatamente i soldi per sistemare le strade. Occorre tempo per finalizzare il contratto, elaborare piani, ottenere le approvazioni burocratiche necessarie dai diversi enti e assumere il personale. Analogamente, abbassare la pressione fiscale non significa necessariamente che le persone spenderanno i soldi in più che avranno e faranno aumentare la domanda immediatamente. Potrebbero decidere di risparmiare questi soldi o di usarli per saldare i propri debiti.

A nostro avviso, è più probabile che gli effetti degli stimoli fiscali si manifestino dopo l’allentamento delle restrizioni legate al COVID-19. Di conseguenza, se le chiusure causate dal Coronavirus saranno brevi, gli stimoli fiscali non risulteranno molto utili poiché non ci saranno da compensare mesi di perdite di stipendi e di attività economiche. Le spese dei governi potrebbero rafforzare il recupero, ma gli sforzi compiuti sarebbero probabilmente eccessivi rispetto ai danni effettivamente subiti a causa del blocco. D’altra parte, se le limitazioni dovessero continuare, riteniamo che gli stimoli difficilmente riuscirebbero a compensare l’impatto negativo sulla crescita. In questo scenario, secondo noi, la soluzione migliore sarebbe un piano di stimoli che faccia crescere l’economia.

Tuttavia, consideriamo che gli stimoli non siano necessari perché ci sia una ripresa:  altre recessioni in passato si sono concluse senza il bisogno di stimoli. Le esperienze passate suggeriscono che, alla fine, le aziende e i consumatori si riprendono e ricominciano a spendere. I governi non hanno deciso pacchetti di stimoli durante la recessione dell’Eurozona nel 2011-2013; al contrario, hanno attuato una politica conservativa dal punto di vista fiscale e basata sull’austerità. Ciononostante, la ripresa economica è iniziata a metà del 2013. In conclusione, a nostro avviso, gli stimoli fiscali possono aiutare in questo processo, ma difficilmente compenseranno del tutto le pressioni economiche.

Fisher Investments Italia è la denominazione commerciale utilizzata dalla succursale di Fisher Investments Ireland Limited operante in Italia (“Fisher Investments Italia”). Fisher Investments Italia è iscritta con il n° 182 nell'“Elenco delle Imprese di Investimento autorizzate in altri Stati UE con succursale in Italia”, tenuto dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (“Consob”), e al Registro delle Imprese di Parma (numero di iscrizione e codice fiscale: 97838750152; partita IVA: 02903080345; numero REA: PR-276048).

Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Italia e Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Italia o Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all'accuratezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti. L’investimento nei mercati finanziari comporta il rischio di perdita e non è possibile garantire il rimborso totale o parziale del capitale investito. Le performance passate non sono una garanzia né un indicatore affidabile di performance future. Il valore degli investimenti e i relativi rendimenti sono soggetti alle fluttuazioni dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio internazionali.

_

Note

  1. Fonte: “Senate Passes $787 Billion Stimulus Bill,” Jeanne Sahadi, CNNMoney, 15 febbario 2009.
  2. Fonte: “Tax Hit to Fund £20bn Fiscal Stimulus,” Chris Giles and George Parker, Financial Times, 24 novembre 2008.
  3. Fonte: “France Unveils $33B Stimulus Plan,” Staff, CNN, 2 febbraio 2009 e  “Germany Approves €50bn Stimulus Package,” Kate Connolly, The Guardian, 27 gennaio 2009.