La ricerca di Fisher Investments Italia dimostra che i mercati guardano al futuro, ma non troppo vicino né eccessivamente distante. Questo cosa significa in pratica? Per rispondere a questa domanda, può essere illuminante ripercorrere la performance del settore energetico negli ultimi due anni e ciò che affermavano i commentatori finanziari da noi seguiti riguardo alle prospettive di questi titoli.

Abbiamo riscontrato che i mercati azionari tendono generalmente a focalizzarsi su un orizzonte temporale che spazia all’incirca dai 3 ai 30 mesi successivi. Perché? Pensiamo che i mercati siano in grado di scontare in modo efficiente le informazioni ampiamente note. Gli eventi attesi nell’arco di tre mesi, dalla diffusione degli utili trimestrali e di dati economici a sviluppi politici e altro ancora, destano molta attenzione con largo anticipo. Nell’esperienza di Fisher Investments Italia, tutte le voci – che includono previsioni, articoli di esperti e così via – si riflettono piuttosto rapidamente nei corsi azionari, dal momento che influenzano le aspettative e le decisioni di trading degli investitori. Crediamo quindi che il “fattore sorpresa” legato a questi possibili eventi a breve termine si esaurisca molto rapidamente.

Per quanto riguarda il lungo termine, le azioni conferiscono ai rispettivi detentori il diritto di ricevere una quota degli utili aziendali futuri; questo è a nostro avviso il motivo per cui gli investitori acquistano titoli azionari e quindi ciò che i mercati valutano continuamente. Tuttavia, superati i 30 mesi circa, pensiamo che possano presentarsi variabili imprevedibili, rendendo impossibile assegnare una probabilità ai possibili sviluppi futuri. La nostra ricerca dimostra che l’andamento dei listini è dettato più dalle probabilità che dalle possibilità, e che è dunque improduttivo focalizzarsi su possibilità remote. Nell’arco di dieci o più anni, un’azienda o i trend settoriali potrebbero cambiare radicalmente. Ad esempio, all’inizio dell’era informatica, pochi hanno compreso fino a che punto Internet o gli smartphone avrebbero trasformato il panorama economico, e ancora meno quando questo cambiamento avrebbe avuto luogo.

Pertanto, crediamo che gli investitori possano beneficiare di decisioni basate essenzialmente su due domande. In primo luogo, quali sono i principali propulsori degli utili dei titoli azionari su un orizzonte di 3-30 mesi? L’identificazione di questi fattori permette agli investitori di formulare previsioni sulla probabile tendenza degli utili societari. In secondo luogo, sulla base di tali fattori, quale sarà il probabile andamento degli utili nei prossimi 3-30 mesi rispetto a quanto è già ampiamente noto e quindi probabilmente già scontato nelle quotazioni? Crediamo che l’andamento dei titoli azionari nel lungo termine sia determinato principalmente da questi aspetti. Le informazioni che esulano da questi ambiti hanno un impatto limitato sui corsi azionari, secondo Fisher Investments Italia.

Per illustrare la capacità dei mercati di filtrare segnali estranei, è utile a nostro avviso analizzare come il settore energetico ha smentito le passate previsioni sul suo futuro remoto. Nel 1962 il geologo e specialista petrolifero M. King Hubbert aveva notoriamente previsto che la produzione petrolifera mondiale avrebbe raggiunto il picco nel 2000, e che successivamente sarebbe entrata in una fase di “declino finale” (1). La previsione di Hubbert si è rivelata errata: nel 2000 la produzione mondiale di greggio aveva superato i 70 milioni di barili al giorno (2), e meno di due decenni dopo era salita a oltre 84 milioni di barili al giorno, con un aumento del 20% (3). Dopo l’analisi di Hubbert, sono state pubblicate molte altre previsioni sul picco della produzione mondiale di petrolio, rivelatesi anch’esse errate nella maggior parte dei casi (4).

Ad esempio, attorno alla metà degli anni Duemila molti commentatori seguiti da Fisher Investments Italia sostenevano che il punto di massima produzione petrolifera sarebbe stato raggiunto in un futuro non lontano, con conseguenti difficoltà per le società energetiche. Negli anni dal 2005 al 2011 è sembrato che la produzione mondiale di petrolio si fosse stabilizzata attorno a 75 milioni di barili al giorno (5). Tuttavia, in tale periodo i titoli energetici hanno generalmente sovraperformato l’indice MSCI World, confutando le precedenti supposizioni dei commentatori (6). Dopo questa apparente stabilizzazione, l’offerta di petrolio ha ripreso ad aumentare, trainata dalla rivoluzione del petrolio di scisto in America, dove l’impiego di tecniche di fratturazione idraulica e perforazione orizzontale per estrarre combustibili fossili da formazioni di scisti ha dato notevole impulso alla produzione (7).

Tuttavia, alla fine l’impulso fornito dalla produzione americana ha determinato un eccesso di offerta rispetto alla domanda mondiale, causando un crollo dei prezzi del petrolio tra il 2014 e il 2016 (8). In tale contesto, i commentatori da noi seguiti sono passati dalla tesi del picco dell’offerta a quella del picco della domanda, secondo cui la produzione sarebbe forse rimasta abbondante, ma i consumi avrebbero assunto un trend discendente a lungo termine, senza possibilità di recupero. Il settore energetico ha nettamente sottoperformato i mercati azionari globali dal 2014 al 2020 (9)

Nondimeno, oggi appare chiaro che i timori legati a un picco della domanda di petrolio, con le conseguenti ricadute sui titoli energetici, erano prematuri o semplicemente infondati. Dalla fine del 2020 il settore energetico ha messo a segno la performance di gran lunga più brillante, con un guadagno del 144,9% contro il +20,6% dell’indice MSCI World (10). Stando alla nostra analisi, gli utili del settore dell’energia dipendono principalmente dai prezzi del petrolio. Appena questi hanno iniziato a salire sulla scia della ripresa della domanda globale favorita dalle riaperture – sommata ai colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento e al conflitto russo-ucraino – anche i titoli esposti al comparto petrolifero hanno registrato un’impennata, secondo Fisher Investments Italia (11). Crediamo che tale sviluppo sia stato per lo più inaspettato: l’impatto positivo inatteso dei prezzi del petrolio sugli utili delle società energetiche ha impresso uno slancio considerevole ai rendimenti del settore.

Pur trattandosi dell’analisi di un singolo settore – peraltro non indicativa del suo futuro – crediamo che questo esame retrospettivo fornisca un buon esempio e suggerisca un chiaro approccio al posizionamento dei portafogli in generale. La nostra esperienza dimostra che la valutazione delle posizioni azionarie richiede l’analisi di una grande quantità di informazioni. In Fisher Investments Italia, riteniamo che un approccio focalizzato sulle probabili prospettive di utile delle società su un orizzonte di 3-30 mesi rispetto alle aspettative possa aiutare a “separare il grano dalla pula”.

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Il presente documento contiene le opinioni generali di Fisher Investments Europe e non deve essere considerato alla stregua di una consulenza personalizzata in materia di investimento o di natura fiscale, né tantomeno come un riflesso delle performance dei clienti. Non è possibile garantire che Fisher Investments Europe manterrà queste opinioni, che potrebbero cambiare in qualsiasi momento in base a nuove informazioni, analisi o riconsiderazioni. Nulla nel presente deve essere inteso come una raccomandazione o una previsione delle condizioni di mercato. Al contrario, è da intendersi come l’illustrazione di una tesi. Le condizioni di mercato attuali e quelle future potrebbero presentare numerose differenze rispetto a quelle qui illustrate. Inoltre, non si forniscono garanzie in merito all’esattezza delle ipotesi formulate negli esempi qui presenti.

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Note

  1. “Energy Resources”, M. King Hubbert, National Academy of Sciences, 1962.
  2. Fonte: FactSet, al 09/06/2022. Produzione mondiale di greggio, da novembre 2000 a novembre 2018.
  3. Ibid.
  4. “When Will World Oil Production Peak?” Guy Caruso, US Energy Information Administration, 13/06/2005.
  5. Fonte: FactSet, al 09/06/2022. Produzione mondiale di greggio, da maggio 2005 a settembre 2011.
  6. Ibid. Sulla base dei rendimenti degli indici MSCI World Energy e World con dividendi netti, dal 31/12/2004 al 31/12/2011.
  7. “The Shale Revolution”, David Wethe, Bloomberg, 27/12/2019. Dall’archivio online.
  8. Fonte: FactSet, al 09/06/2022. Prezzo del greggio Brent al barile, dal 02/09/2014 al 20/01/2016.
  9. Ibid. Sulla base dei rendimenti degli indici MSCI World Energy e World con dividendi netti, dal 31/12/2013 al 31/12/2020.
  10. Ibid. Sulla base dei rendimenti degli indici MSCI World Energy e World con dividendi netti, dal 31/12/2020 al 08/06/2022.
  11. Ibid. Prezzo del greggio Brent al barile, dal 21/04/2020 al 08/03/2022.