In che modo le elezioni influenzano i mercati azionari? Molti commentatori che seguiamo sembrano avere idee preconcette in merito a quale candidato o partito sia migliore per i mercati. Tuttavia, secondo l’esperienza di Fisher Investments Italia, le azioni non preferiscono un partito o politico particolare. Suggeriamo agli investitori di mettere da parte quest’idea. Riteniamo invece che sia più utile valutare gli sviluppi politici nel modo in cui, stando alla nostra ricerca, lo fanno anche i mercati: è probabile che le elezioni causino uno stallo? Per quanto possa sembrare illogico, siamo dell’avviso che spesso lo stallo politico rappresenti uno sviluppo positivo per le azioni.

Fisher Investments Italia definisce il termine “stallo” come l’insieme di condizioni politiche che rendono difficile per un governo approvare una legislazione. Nella nostra esperienza, molti investitori odiano questo tipo di situazioni poiché non permettono ai governi di svolgere appieno il proprio compito. Pensiamo che, comprensibilmente, la maggior parte dell’elettorato desideri che i funzionari eletti attuino i temi che stanno loro a cuore. Ma a nostro avviso, la preferenza per un intervento governativo può anche rendere più difficile vedere l’attività politica dalla prospettiva delle azioni, come spiegheremo più avanti.

Lo stallo può assumere varie forme. Spesso consiste in una coalizione multipartitica con scarso allineamento ideologico. Ad esempio, la coalizione recentemente eletta in Germania include partiti sia di sinistra che di destra. Insieme potrebbero ottenere una maggioranza, ma la nostra ricerca indica che l’estensione dei temi su cui si trovano d’accordo è limitata e centrista – non radicale e ampia – con poche probabilità di essere sviluppata. Tuttavia, abbiamo visto venire ai ferri corti anche le coalizioni multipartitiche allineate ideologicamente – quando un partito di estrema sinistra o di estrema destra differisce dagli omologhi più moderati in termini di enfasi e attuazione delle politiche, come nel caso di partiti di sinistra e di centro-sinistra dei governi spagnolo e portoghese. Allo stesso modo, riteniamo che i governi di minoranza si trovino per definizione in una situazione di stallo, in quanto, per approvare una legislazione devono ottenere il sostegno dei partiti contrari o il loro consenso ad astenersi dal voto – come sta attualmente avvenendo in Canada.

Anche i programmi dei governi con un solo partito di maggioranza possono essere ostacolati dalle situazioni di stallo. Fisher Investments Italia ha osservato che anche uno stallo intrapartitico – divisioni all’interno del partito di maggioranza – potrebbe bloccare gli interventi governativi. Ciò è accaduto spesso nei primi due anni di amministrazione dell’ex presidente statunitense Donald Trump, durante i quali il partito Repubblicano a cui apparteneva godeva della maggioranza al Congresso. È quanto sta avvenendo nuovamente sotto la guida del Partito democratico del presidente Joe Biden, che dispone anche della maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Un leader con un capitale politico debole potrebbe inoltre non essere in grado di far approvare nuove legislazioni – anche con il supporto di una maggioranza, il calo della popolarità di un leader di partito potrebbe tradursi in una lotta per la leadership che spesso determina una paralisi dell’attività legislativa, come sta attualmente avvenendo nel Regno Unito.

A prescindere dalla sua forma, in genere lo stallo ha due conseguenze. In primo luogo, può bloccare i disegni di legge di ampia portata. Secondariamente, può togliere vigore alle proposte più radicali, costringendo i politici a scendere a compromessi – con un risultato meno estremo rispetto alle aspettative iniziali.

La nostra ricerca mostra che generalmente i mercati azionari dei paesi sviluppati competitivi preferiscono lo stallo. Le grandi riforme legislative (proposte da qualsiasi partito) creano incertezza, il che a nostro avviso può turbare le azioni. Crediamo che lo stallo riduca tale possibilità. Impedisce ai legislatori di alterare radicalmente i diritti di proprietà o di creare vincitori e vinti attraverso leggi, regolamenti e altre leve governative. Ciò può ridurre l’incertezza sulle future aliquote fiscali, interferenze governative, leggi sul lavoro e altri fattori che potrebbero incidere sugli utili societari.

Nella nostra esperienza, tutti i cambiamenti importanti – che nascano da buone intenzioni o meno – rischiano di creare vincitori e vinti. Le ricerche nell’ambito della finanza comportamentale, infatti, dimostrano che l’impatto emotivo di una perdita è superiore a quello di un guadagno della stessa portata – gli psicologi definiscono questo fenomeno “avversione miope alle perdite” o “teoria del prospetto” (1). Ciò può dare luogo a un pessimismo netto quando la legislazione crea vincitori e vinti. Secondo la teoria del prospetto, gli investitori – e gli elettori – non sono sempre razionali. I grandi cambiamenti possono favorire un partito o i suoi esponenti, ma l’avversione miope alle perdite mostra che chi non ne beneficia tende a reagire molto peggio, il che può superare la sensazione di aver tratto un qualche guadagno. Per i mercati, questo pregiudizio cognitivo implica che qualsiasi legislazione radicale – indipendentemente dal partito che la propone – rischia di rappresentare un ostacolo. Inoltre, le grandi riforme di leggi e norme che disciplinano il commercio possono complicare la capacità delle imprese di pianificare e investire. Crediamo che – nel caso delle azioni – lo stallo riduca l’incertezza politica complessiva.

Come incide dunque un tipico ciclo elettorale sulle azioni? Riteniamo che le elezioni spesso provochino emozioni forti, in quanto gli esponenti politici fanno leva sulle distorsioni degli elettori, alimentando l’incertezza – chi ne beneficerà e chi risulterà svantaggiato? Ciò influisce sull’assunzione di rischio. Quando la situazione è incerta e soggetta a cambiamenti, è difficile vedere attraverso la nebbia. Nella nostra esperienza, la prospettiva di un cambiamento politico può gravare sull’umore degli investitori – ad esempio, l’incertezza può rendere più difficile per le imprese fare piani su un orizzonte di lungo periodo. Non sapere quale sarà il contesto politico – e come potrebbe incidere sulle imprese – può ostacolare la loro capacità di prendere decisioni di investimento, impegnando capitali e risorse. Ciò potrebbe avere ripercussioni negative sulla crescita fino a quando la situazione non si rischiarerà e le imprese potranno perseguire grandi progetti strategici con maggiore certezza.

Ma se il voto risultasse in uno stallo, i legislatori potrebbero non essere in grado di adempiere a tutte le promesse fatte in campagna elettorale. L’esito delle elezioni sommato allo stallo riduce l’incertezza politica, fornendo alle imprese maggiore chiarezza su come procedere con l’espansione a lungo termine e consentendo loro di assumere più rischi rispetto a quanto potrebbero fare altrimenti. Ciò potrebbe rivelarsi deludente per alcuni – e incoraggiante per altri – ma nel caso dei mercati, riteniamo che lo stallo dia luogo a un contesto politico che sarà probabilmente caratterizzato da pochi cambiamenti. Questo consente ai mercati lungimiranti di guardare ancora più avanti, sapendo che il contesto operativo in cui si trovano le società non sarà stravolto nel breve termine.

La nostra ampia prospettiva storica suggerisce che politici e governi possono essere imprevedibili. Lo stallo riduce l’incertezza, eliminando un rischio per le azioni – il che rappresenta a nostro avviso un impulso sottovalutato per il mercato.

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Note

  1. “The Effect of Myopia and Loss Aversion on Risk Taking: An Experimental Test,” Richard H. Thaler, Amos Tversky, Daniel Kahneman e Alan Schwartz, The Quarterly Journal of Economics, maggio 1997. “Prospect Theory: An Analysis of Decision Under Risk,” Daniel Kahneman e Amos Tversky, Econometrica, marzo 1979.