Nel considerare i rischi degli investimenti, abbiamo constatato come molti investitori si concentrino sulla volatilità di mercato, ossia le fluttuazioni dei prezzi dei titoli, soprattutto quando questa è negativa. Riteniamo che in effetti la volatilità sia un fattore importante da considerare. Per investitori con orizzonti temporali (il periodo di tempo in cui si vuole far crescere il proprio patrimonio) a breve termine, un’alta probabilità di incorrere in episodi di volatilità potrebbe ostacolare la realizzazione dei propri obiettivi finanziari. Lo stesso vale per gli investitori a lungo termine, i quali, a nostro avviso, dovrebbero mantenere la calma in periodi di volatilità poiché fare scelte dettate dall’emotività in momenti sbagliati potrebbe compromettere i loro investimenti. In Fisher Investments Italia, tuttavia, siamo dell’idea che pensare che la volatilità sia l’unico rischio, sia una visione troppo parziale della realtà che può condurre a rischi ulteriori.

Il rischio può manifestarsi in varie forme, tutte ugualmente importanti. In quest’ottica, tuttavia, riteniamo che sia opportuno considerare il rischio anche in termini di mancato raggiungimento dei propri obiettivi o inadempienza ai propri obblighi finanziari. Per molti, ciò può significare il rischio di non poter disporre di fondi sufficienti per la pensione e aver esaurito il proprio patrimonio quando si hanno ancora anni di vita davanti. Non c’è dubbio che questo potrebbe essere il rischio più grave in assoluto.

Siamo dell’idea che gli investitori possano affinare la loro analisi considerando il rischio di investire i propri attivi in titoli con rendimenti troppo bassi. Ad esempio, collocare tutti i propri risparmi in titoli di Stato a basso rendimento può risultare non adeguato ai fini di una crescita del proprio portafoglio sufficiente per coprire le spese personali future. Ciò potrebbe far aumentare la possibilità che i risparmi si esauriscano prima del tempo, lasciando gli investitori in difficoltà. In questo modo, investire in quelli che molti commentatori finanziari che seguiamo definiscono attivi sicuri data la loro volatilità relativamente bassa, può rafforzare di fatto il rischio a lungo termine e risultare quindi ancora più dannoso.

Riteniamo che guardare all’investimento in questi termini, aiuti gli investitori a concentrarsi meglio sui loro obiettivi. Conoscere le finalità dell’investimento può aiutare a stabilire il giusto approccio alla volatilità. Ad esempio, si potrebbe avere bisogno di flussi di cassa attingendo a delle somme in portafoglio per finanziare le proprie spese: prevedere tali spese (a breve termine o in un periodo più lungo) può dare un’indicazione generale di quanto debbano durare i propri attivi per soddisfare le proprie necessità, e indicare quale strategia di investimento adottare e quali rischi correre. La tolleranza al rischio, ossia quanto si è disposti ad accettare in termini di volatilità nel proprio portafoglio, può inoltre influire sulle decisioni di portafoglio.

Tenendo conto dei propri obiettivi e della tolleranza al rischio, riteniamo che gli investitori possano ritenere la volatilità come il prezzo da pagare per realizzare i propri obiettivi di investimento. A breve termine, i prezzi possono variare in modo imprevisto, tuttavia le oscillazioni sono tipicamente minori per i titoli a reddito fisso e maggiori per le azioni. Ma ciò che conta davvero è che la volatilità a breve termine storicamente più elevata delle azioni, è generalmente accompagnata da maggiori rendimenti a lungo termine. Il tasso di crescita annuale composto, ossia il tasso annuo richiesto per raggiungere il valore finale dall’apertura, è del 7,7% contro il 4,8% dei titoli a reddito fisso (1).

Pertanto, gli investitori che hanno bisogno di una crescita a lungo termine, dovrebbero tener conto di una certa volatilità e non cercare di evitarla o eliminarla del tutto. Con un orizzonte temporale sufficientemente lungo e investendo in modo disciplinato, i rendimenti azionari, più elevati e a lungo termine, seppur accompagnati da una forte volatilità, possono ridurre il rischio di non riuscire a realizzare i propri obiettivi di investimento.

L’esperienza ci insegna che le contrazioni del mercato non sono tutte uguali. La nostra ricerca mostra che la volatilità negativa è del tutto normale nei mercati rialzisti, ovvero in periodi di rialzo generale delle azioni, e può durare giorni, settimane o addirittura mesi. Questa volatilità a breve termine, tuttavia, non coincide con un mercato ribassista, ovvero un calo trainato dai fondamentali superiore al 20%. A nostro avviso, infatti, i mercati ribassisti tendono a durare a lungo malgrado quanto accaduto l’anno scorso (2). A differenza della volatilità a breve termine, riteniamo che sia possibile, anche se molto difficile, identificare un mercato ribassista prima che avanzi troppo. Questi fattori lo differenziano dalla tipica volatilità negativa che pensiamo non si possa prevedere, né evitare, in modo affidabile e sistematico. Piuttosto, se ciò che si vuole ottenere è una crescita simile a quella offerta dal mercato azionario, pensiamo sia più saggio affrontare le oscillazioni a breve termine.

Affrontare la volatilità probabilmente non è facile, ma siamo convinti che sia fondamentale per il successo di un investimento a lungo termine. Se i rendimenti a lungo termine delle azioni forniscono la crescita necessaria per finanziare futuri prelievi di capitale, pensiamo sia meglio affrontare la volatilità a breve termine piuttosto che uscire dal mercato dimenticando i propri obiettivi. Riuscire a isolare la volatilità da parametri più generali del rischio di investimento, può aiutare a resistere alla tentazione di effettuare azioni istintive e potenzialmente dannose.

La volatilità è parte integrante del mercato e non va evitata, bensì capita. Gestirla è a nostro avviso l’approccio migliore per arginare i rischi dell’investimento.

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Note

  1. Fonte: FactSet e Intercontinental Exchange, Inc., al 06/08/2021. Indice MSCI World con dividendi netti e indice ICE BofA Euro Broad Market, dal 31/12/1995 al 31/07/2021.
  2. Fonte: FactSet, al 06/08/2021. Sulla base del rendimento dell’indice MSCI World con dividendi netti, dal 19/02/2020 al 23/03/2020.