Investitori e opinionisti mettono in guardia sulla possibilità di un prossimo decollo dell’inflazione dovuto a vari motivi: la spesa fiscale dei governi, il rialzo dei prezzi del petrolio, l’aumento dei costi delle spedizioni, solo per citarne qualcuno. Fisher Investments Italia, tuttavia, è dell’avviso che l’inflazione e i suoi propulsori siano spesso travisati. In quest’articolo definiremo l’inflazione, dissiperemo certi timori recenti per l’inflazione e analizzeremo quale sia il momento giusto per temere l’inflazione.

Definizione dell’inflazione

L’inflazione è un aumento del livello generale dei prezzi di beni e servizi in un’intera economia, per un periodo di tempo prolungato. Dal momento che l’inflazione copre un’ampia serie di beni e servizi, i suoi effetti possono differire a seconda delle persone; inoltre, la tua esperienza personale dell’inflazione cambierà in base ai beni e ai servizi che acquisti frequentemente. L’ampia portata dell’inflazione può renderla alquanto difficile da misurare, ma vi sono vari indicatori che cercano di farlo, compresi indici che seguono certi panieri di beni e servizi per catturare i trend generali dei prezzi. 

Mentre la causa reale dell’inflazione è alquanto complessa e dibattuta, Fisher Investments Italia condivide l’opinione del premio Nobel per l’economia Milton Friedman, secondo cui la causa principale dell’inflazione è troppa moneta in caccia di troppo pochi beni e servizi. Sull’unica base di questa definizione, può apparire ragionevole che l’inflazione sia destinata a salire adesso, e che potrebbe farlo. Tuttavia, spiegheremo perché crediamo che molti timori odierni per l’inflazione potrebbero non essere fondati. 

Esaminiamo certi timori recenti per l’inflazione

1. Le interruzioni nelle catene di fornitura e l’aumento dei costi delle spedizioni saranno una causa di nflazione?

Carenze di forniture, ad esempio quelle recenti di semiconduttori e altri prodotti, possono far salire temporaneamente i prezzi, riflettendosi nella componente “troppo pochi beni e servizi” dell’equazione. Questi tipi di carenze, tuttavia, tendono ad essere di natura temporanea. Ad esempio, la carenza recente dei semiconduttori è attribuibile, in parte, a una mancanza di produzione durante i lockdown relativi alla pandemia e, in parte, a un aumento della domanda di dispositivi per il lavoro da casa nel contesto pandemico. Questi aumenti dei prezzi, tuttavia, sono probabilmente un’indicazione per i produttori che è il momento di investire in nuova produzione per soddisfare la domanda, aiutando eventualmente ad aumentare le forniture e riequilibrando i prezzi.

Un altro timore è che fermate impreviste delle spedizioni, ad esempio quella dovuta alla nave portacontainer che si era incagliata nel Canale di Suez quest’anno, porteranno ad aumenti dei costi delle spedizioni, provocando inflazione. Spesso, però, anche questi problemi sono temporanei: possono provocare ritardi nelle consegne delle navi portacontainer e dei camion, ma le società e il settore delle spedizioni abitualmente si adeguano per rimediare a problemi di breve termine di questo tipo. 

2. I rialzi del prezzo del petrolio sono una causa di inflazione?

Tecnicamente, sì, poiché l’energia (ossia petrolio e gas) è un componente di molti criteri per la misurazione dell’inflazione generale. Tuttavia, molte di queste misurazioni sono effettuate in base a elementi “core”, che escludono ad esempio petrolio e alimentari, i cui prezzi sono spesso soggetti a fluttuazioni basate forze di mercato specifiche. Alcuni ritengono che i prezzi dell’energia possano contagiare i prezzi di altri beni, dal momento che le aziende alzano i prezzi dei loro prodotti per recuperare gli aumenti dei costi dell’energia. Tuttavia, le società che fanno un forte uso di petrolio e gas evitano spesso di dover alzare i loro prezzi coprendo gli acquisti di petrolio con contratti future. Sebbene l’aumento dei prezzi dell’energia possa influire su certe misure dell’inflazione, questi non sono effettivamente un propulsore primario di inflazione sistemica e le misurazioni effettuate in base a elementi “core” possono aiutare gli investitori a individuare se l’inflazione è generalizzata o legata a fluttuazioni dei prezzi delle materie prime.

3. I pacchetti dei sussidi fiscali associati al COVID alimenteranno un surriscaldamento dell’inflazione?

Dopo i pacchetti di sussidi fiscali accordati dai governi per far fronte ai problemi causati dal COVID durante la pandemia, alcuni hanno temuto che i governi stessero immettendo troppa moneta nelle loro economie, con possibili effetti eccessivi per l’economia e alimentando l’inflazione. Negli USA, ad esempio, mentre una quota notevole dei sussidi governativi è stata accordata in forma di assegni distribuiti alle famiglie americane, questi non si sono necessariamente tradotti immediatamente in aumenti delle spese e dei prezzi. È possibile che la gente li utilizzi ad esempio per rimborsare debiti, o ricostituire i risparmi ai quali avevano attinto; l’enorme aumento dei depositi di risparmi americani, passati dal 7,2% del dicembre 2019 al 13,7% alla fine del 2020, suggerisce che è esattamente quello che molti hanno fatto in quell’anno. Per trainare l’inflazione, la moneta deve andare alla caccia di beni e servizi, e non è quello che sta avvenendo, fino ad ora. Per tornare all’esempio degli USA, mentre la disponibilità di moneta è alquanto aumentata, la velocità di circolazione della moneta M2 (una misura della frequenza con cui il denaro passa di mano in mano) è ancora vicina a minimi storici. Una velocità di circolazione della moneta così bassa suggerisce che la componente dell’equazione che prevede “una caccia a beni e servizi disponibili in misura limitata” potrebbe non essere ancora presente.

Figura: La velocità di circolazione della moneta M2 è ancora bassa

Fonte: Federal Reserve Bank di St. Louis, al 9/04/2021. Velocità di circolazione della moneta M2 negli USA, trimestrale, gennaio 1959 - ottobre 2020.

Quando gli investitori dovrebbero preoccuparsi dell’inflazione

L’inflazione non è inerentemente negativa per le azioni, che in effetti sono andate piuttosto bene nei periodi del passato in cui è aumentata. L’inflazione può rappresentare un rischio per il mercato azionario e l’economia, ma non nel modo che molti presumono. Secondo Fisher Investments Italia, il problema inizia quando le banche centrali cercano di combattere l’aumento dell’inflazione alzando troppo i tassi d'interesse di breve termine. Ecco come funziona.

Generalmente, le banche generano ricavi dagli interessi percepiti su nuovi prestiti (che spesso riflettono tassi di lungo termine), mentre pagano interessi sui depositi (abitualmente, prossimi a tassi di breve termine). La differenza tra tassi d’interesse di breve e di lungo termine è quindi un proxy per la redditività dei prestiti accordati dalle banche. Quando i tassi lunghi superano quelli brevi, le banche sono incoraggiate ad accordare nuovi prestiti, che possono spronare l’aumento di disponibilità del denaro e, crucialmente, la velocità di circolazione della moneta. È questo processo che spesso dà il via all’inflazione sistemica. 

Il problema reale tuttavia nasce quando le banche reagiscono aggressivamente all’aumento dell’inflazione. Quando ciò accade, nell’intento di frenare l’inflazione, le banche centrali possono alzare i tassi d’interesse a breve termine fino a superare quelli a lungo termine. Se i tassi a breve termine superano eccessivamente quelli a lungo termine e restano tali a lungo, gli utili delle banche sui nuovi prestiti possono diminuire, scoraggiando l’ulteriore concessione di prestiti. Un calo dei prestiti, a sua volta, diventa un problema per il credito a disposizione di aziende e consumatori, danneggiando alla fine l’attività economica. 

Pur non vedendo segni che ciò possa avvenire nell’immediato, a nostro avviso le azioni delle banche centrali sono inerentemente imprevedibili e vanno controllate costantemente. Oggi fortunatamente la gente è sempre più preoccupata per un aumento dell’inflazione. Lo riteniamo un elemento positivo, poiché i mercati tengono conto efficientemente nei prezzi di tutte le informazioni di pubblico dominio, eliminando così qualsiasi possibilità imprevista di movimenti eccessivi delle azioni. Riteniamo che più la gente vigila sull’inflazione e ne parla, meno probabile è che questa si infiltri e colga di sorpresa gli investitori e gli organi delle banche centrali.

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