Di seguito riportiamo l'intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Paciello Trading Academy, al quale abbiamo rivolto alcune domande sul quadro intermarket e sulle strategie da seguire.

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Cosa può dirci in merito al recente andamento del dollar index e quali le attese nel breve?

Lo scenario intermarket continua a palesare una dipendenza strettissima dall'evoluzione della propensione al rischio.

Nelle ultime ore, a conferma del fatto che il mercato è dollarocentrico, stiamo osservando una pressione in vendita sul biglietto che ha portato il dollar index a stornare da area 105 a 101,8.

Una decelerazione del dollaro particolarmente significativa, in coincidenza della quale arriva un tentativo di recupero da parte degli indici USA più colpiti dalle vendite negli ultimi giorni.

Il dollar index dopo aver abbandonato l'area dei massimi a 105, troverebbe un supporto interessante intorno a quota 101 e un esaurimento di questa spinta in vendita sui dollari in zona 98.

Accontentiamoci per il momento di questa decelerazione che si è riflessa sull'andamento dell'euro-dollaro, confermando una correlazione inversa tra dollaro debole e Borse forti.

Quali scenari sono possibili per l'euro-dollaro nel breve? 

E' abbastanza evidente la dinamica che si è sviluppata per l'euro-dollaro che nel bottom del 2017 a 1,034 ha trovato la configurazione del doppio minimo.

Da lì stiamo osservando un recupero che inizia a essere discretamente interessante, come non si osservava da diverso tempo.

Al momento non è nulla di più di un rimbalzo e per poter parlare di inversione del trend ribassista di lungo termine partito addirittura da quota 1,22, dobbiamo vedere il cross superare le resistenze di lungo periodo.

Probabilmente sui valori attuali non ha più senso vendere l'euro-dollaro, quanto comprarlo sulla debolezza, quindi conviene assumere un posizionamento alternativo di buy on dip ed è quello che sto facendo personalmente.

Gli shortisti forte hanno esaurito la loro forza, ma non si tratta di un'inversione di lungo periodo, per la quale bisognerà superare quota 1,10, dove troverà una resistenza di lungo periodo.

Quali le sue considerazioni sul dollaro-yen?

Il dollaro-yen ha fatto un po' strada a sè negli ultimi mesi, visto che la Bank of Japan ha volutamente svalutato la moneta nipponica negli ultimi mesi.

Intravedo sul dollaro-yen una configurazione abbastanza precisa e netta: intorno ad area 131 il cross ha realizzato un doppio massimo significativo che peraltro va ad intercettare il trading range degli ultimi mesi.

Il dollaro-yen troverebbe una zona di stabilizzazione intorno a quota 120 e l'operatività che mi sembra più corretta ora è quella di vendere la forza.

L'oro sta tentando di riportarsi sopra quota 1.850 dollari. Qua è la sua view su questo asset?

Grazie a una bella divergenza rialzista sui recenti minimi in area 1.785 dollari, l'oro ha rotto al rialzo la resistenza in zona 1.845 dollari e sembra dirigersi ora verso i 1.915 dollari, dove troverà una resistenza significativa.
Anche l'oro sta provando a invertire una tendenza ribassista abbastanza persistente ormai da diversi mesi.

Il petrolio ha esteso il rialzo sopra quota 114 dollari. Si aspetta nuovi rialzi?

Per il petrolio continuo a pensare che sia sempre un asset non destinato a perdere terreno.

Ogni volta che l'oro nero ha avvicinato aree di supporto dinamiche di breve-medio periodo ha sempre recuperato brillantemente.   

Probabilmente in questo momento il petrolio non assume un ruolo determinante nel concetto risk-on/risk-off e va visto come strumento speculativo a sè stante e anche di misurazione della tensione.

La mia idea è che quando si palesi debolezza vada sempre comprato e finora questa strategia ha sempre funzionato.
Segnalo un'area di supporto di lungo periodo in zona 103/104 dollari, ma non ritengo sia il caso di tradarlo adesso.

I mercati azionari stanno recuperando terreno: come valuta il contesto generale?

Guardando la discesa del dollaro, qualche giorno fa avevo ipotizzato che i mercati azionari dovessero vivere una fase di recupero e mi sembra che sia quello che sta succedendo.

Guarderei bene agli indici USA, segnalando che è significativo che l'S&P500 e il Nasdaq Composite si siano fermati in due aree di Fibonacci molto significative: il primo sul 38,2% e il secondo sul 50%.

Con la sessione rialzista di ieri, S&P500, Dow Jones e Russell hanno tutti rotto delle resistenze di breve, mentre il Nasdaq lo sta facendo oggi.

Sembra quindi che anche il listino tecnologico si stia risvegliando e guardando lo scenario intermarket mi aspetto qualche giorno di recupero.

Non si può parlare di scampato pericolo, visto che per me i mercati azionari restano orientati al ribasso nel 2022, ma come il buon senso insegna, un buon investitore compra in basso e vende in alto.  

In generale, non solo per Wall Street ma anche per le altre Borse, mi sembra sia il momento di comprare più che di vendere, sfruttando quindi i prezzi da saldo abbastanza evidenti, per poi cambiare atteggiamento nel momento in cui i mercati dovessero mettere a segno un rimbalzo considerevole, chiudendo le posizioni long e andando al ribasso.