Settimana sul Foreign Exchange Market che ha decretato due verdetti importanti: il primo il costante “Bid-Tone” del Franco Svizzero e il secondo un sostanziale Sell-Off del Dollaro Americano.

Se nella prima parte della settimana la Valuta a “Stelle e Striscie” aveva fatto preoccupato gli acquirenti di Euro portandosi sino all’Even Number degli 1,20 figura il sentiment si è invertito con un importante sell-off e con una debolezza contro tutte le major.

Dal punto di vista tecnico sono entrati notevoli vendite sui books proprio sotto il livello psicologico dei 1,20 sino a creare forte pressione sul lato della domanda di Euro con ingenti ordini aggressivi che hanno portato il rate a sfondare i 1,2050 sino a oltre i 1,21 incrementando il value di quasi 200 pips.

Il Greenback in ottica fondamentale ha risentito soprattutto di alcuni dati misti e anche di un quadro macroeconomico che ha confermato il “dovish mood” sull’economia americana.

La policy della FED rimane pertanto accomodante e se qualche analista e adetto ai lavori aveva paventato un ritorno delle spirali inflattive con un aumento di probabilità inerenti le variazioni di policy, i membri FED e di Powell hanno attestato che tali ombre potrebbero essere solamente momentane e pertanto senza allarme.

Anche i dati NFP hanno confermato rispetto alle attese una view macro di “predictability in Fed policy” in quanto la ripresa economica, leggasi nuovi posti di lavoro, non è poi così rosea. Il rapporto ha messo in evidenza 266.000 nuovi posti contro un atteso di 978.000,se non anche di oltre 1.000.000 per alcuni forecasters.

Andando a ritroso nei database troviamo questo delta tra Forecast e Consensus, molto grande in termini assoluti, il secondo più grande delta della storia.

Tutto il comparto lavorativo è stato deludente rispetto alle attese. 

Questo evento di venerdì ha dato vita ad un feroce balzo del “toro” a Wall Street portanto tutti i listini ad un movimento emotivo di “euforic buying” riportando i corsi azionari nuovamente verso nuovi massimi storici e consolidando un mercato “snore-fest”.

Concludiamo con uno sguardo al rapporto tra Oil to Gold Ratio, questo indicatore poco conosciuto è molto interessante soprattutto ai suoi estremi e indica il numero di barili WTI per comprare un oncia d’oro.

I futures WTI tendono ad essere supportati in periodi di alta inflazione mentre l’oro è utilizzato come hedging contro la variabile inflattiva.

Il trend di lungo termine (partendo dal 1946) è stato di 16:1 ma a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 il ratio si è incrementato sino a 91:1 con una forte discesa dei corsi petroliferi e un potente trend rialzista sul metallo giallo. Il rate ultimamente sta scendendo intorno ai 30 punti e questo potrebbe indicare che il petrolio sia ancora sottovalutato rispetto all’oro giallo. 

Pertanto potrebbe essere interessante valutare un inserimento di questa commodity nell’asset allocation tenendo comunque i safe-haven quali oro e Franco Svizzero presenti in quanto ancora in Bid-Tone.