Sostanzialmente il dollaro e l'euro sono vicini alla parità: è la prima volta che accade da novembre 2002. Nella mattinata di oggi, martedì 12 luglio 2022, stando al terminale Bloomberg l'euro vale 1,008 dollari. A condizionare il costo il valore della moneta europea è la definitiva chiusura del gasdotto Nord Stream 1, che dal 11 luglio ha scoraggiato ulteriormente i mercati. L'euro ha registrato un crollo dello 0,32% rispetto al dollaro.

A condizionare pesantemente il cambio eur/usd è il diverso impatto che la crisi energetica sta avendo in Europa, rispetto a quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Il vecchio continente sta attraversando un periodo di grande crisi, causata principalmente dall'incapacità di rendersi completamente autonomi dal gas russo. O almeno nell'incapacità di farlo velocemente, prima che i tagli operati da Mosca impattino direttamente sull'economia.

Euro/dollaro: l'Eurozona vicina alla recessione

Molti investitori iniziano a temere che l'Eurozona possa essere vicina alla recessione. Secondo alcuni osservatori la Banca Centrale Europea potrebbe trovarsi nella posizione di dover rivedere il proprio piano di rialzare i tassi di interesse. Per questo motivo gli investitori starebbero iniziando a liberare della valuta in loro possesso.

È bene ricordare che gli Stati Uniti, dal punto di vista energetico, sono completamente autonomi. Non stanno, quindi, subendo le conseguenze della crisi. La Fed ha attivato una politica monetaria abbastanza aggressiva, arrivando ad alzare i tassi di interesse a 1,75%. Con ogni probabilità questa è solo la prima mossa: molto probabilmente entro la fine di luglio potrebbe arrivare un nuovo rialzo. Questo sta spingendo gli investitori a puntare sul dollaro - a discapito dell'euro - facendo crescere ulteriormente il valore della valuta. A spingere i cambi sulla parità sono queste due forze opposte.

Euro, una situazione in chiaro scuro

Il fatto che l'euro sia debole rispetto al dollaro ha delle implicazioni sia positive che negative. È più facile esportare le merci, perché quello che viene percepito all'estero dai consumatori finali è un costo più basso dei prodotti. A trarne beneficio potrebbe essere il turismo: per i turisti americani venire in Europa costerebbe di meno rispetto a quanto hanno pagato nel corso degli ultimi anni. Purtroppo, il rovescio della medaglia è che risulterà più costoso viaggiare negli Stati Uniti per gli europei. Ma anche acquistare un qualsiasi prodotto.

Il rischio è che l'inflazione potrebbe arrivare ad annullare definitivamente i benefici del cambio euro dollaro. E potrebbe accentuarne quelli negativi. A pesare particolarmente sulle tasche dei consumatori sono le materie prime, che stanno facendo lievitare i costi di produzione delle imprese. Maggiori costi che potrebbero non essere compensati da un euro più debole rispetto al dollaro. Altro rovescio della medagli è che l'inflazione possa far lievitare i costi dei beni Usa per i consumatori del vecchio continente.

L'euro debole rispetto al dollaro potrebbe essere anche considerato un vantaggio per l'economia europea perché incoraggia la nostra capacità di esportare, ma secondo me sarebbe un errore - Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari economici -. Dobbiamo anche pensare al versante negativo, all'altro lato della medaglia.