Dopo la pandemia, il conflitto tra Russia ed Ucraina: non c'è pace tra gli ulivi. E, a onor del vero, pare non esserci pace nemmeno per l'euro, valuta messa sotto pressione in questi ultimi tempi da ciò che sta accadendo nel mondo. In particolare, la corsa ai cosiddetti beni rifugio ha interessanto oro, dollaro e franco svizzero.

Proprio l'euro, nei confronti della divisa americana si sta deprezzando e rischia di continuare ad essere penalizzato, come riporta un interessante articolo pubblicato su ilgiornale.it:

"Dunque l'euro può essere penalizzato in quanto facente riferimento, ora più che mai, a un'area geopolitica di secondo piano; può veder ridotto il suo raggio d'azione dall'assenza di una vera politica di mutualizzazione del debito che crei a livello europeo un asset finanziario sicuro; infine, diventa una valuta in termini relativi più esposta, assieme alle banche del tuo sistema e all'economia nel suo complesso, alle brusche fluttuazioni del tassi di cambio".

C'è un aspetto che turba maggiormente i mercati in questa fase: l'inflazione. Nell'area euro, si teme che possa andare fuori controllo, raggiungendo livelli assolutamente non previsti.

Quale è il rapporto di cambio edi forza tra euro e dollaro? Quale è stato l'andamento nell'ultimo anno? Ci viene in soccorso il sito proiezionidiborsa.it, che parlando dell'euro ci dice che:

"...Esso ha infatti perso il 7,04% negli ultimi dodici mesi rispetto al dollaro".

Euro/dollaro: i dolori del giovane Euro

Partiamo da un concetto basilare: l'euro esiste come moneta, ma non esprime realmente l'unione dei Paesi che ne fanno parte. Troppe sono le discrepanze e le differenze all'interno dell'Unione Europea. Non basta avere la stessa moneta per esprimere unità di intenti.

Esistono profonde differenze tra i vari Paesi che compongono l'area Euro, e in particolare divergenze a livello economico, fiscale. Paesi come la Germania, cosa hanno da spartire rispetto ad altri decisamente più restii alla produzione di plusvalore?

Se si parla di una Unione di Stati, come è possibile che esistano degli spread tra i titoli di uno Stato e l'altro? Quante volte abbiamo sentito o letto notizie in merito allo spread tra Bund e Btp? Di che cosa si sta parlando?

Dal sito gruppoitalfinance.it:

"Lo spread Btp-Bund è un indicatore economico che esprime il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani (Btp) e i titoli di Stato tedeschi (Bund) dove i titoli di Stato (Btp - Buoni del tesoro poliennali) sono certificati di debito emessi dallo Stato italiano per ottenere liquidità di denaro immediata, con scadenza superiore a un anno solare (in questo caso, paro a 10 anni)".

Perchè viene preso come riferimento il Bund tedesco? Perchè l'economia teutonica è solida e quindi viene reputata dal mercato come affidabile e sicura. Il differenziale di un'economia come quella italiana, indica la minor solidità dell'economia del nostro Paese rispetto alla Germania. In definitiva, lo Stato italiano paga interessi più alti in quanto ha più probabilità di non riuscire a onorare il prestito contratto rispetto a quello tedesco.

Euro/dollaro: la congiuntura fa la differenza

Per capire come mai le cose vadano diversamente in Europa rispetto all'America, traiamo uno spunto decisamente interessante da un articolo pubblicato su repubblica.it, che, parlando degli Stati Uniti evidenzia come:

"Le cose vanno così bene che la gente non sa più come spendere i soldi, guadagnati o ricevuti dal governo per tamponare la crisi provocata dal Covid. Ma siccome il virus ha inceppato la catena dell'approvvigionamento, la domanda ha scavalcato l'offerta, facendo salire l'inflazione al 7,5% su base annua".

In effetti, nei giorni scorsi, la Federal Reserve, è intervenuta aumentando i tassi di interesse di 25 punti base, cosa che non accadeva dal 2018.

Se la Fed è stata comunque tacciata di immobilismo e di tardivo intervento sui tassi, occorre comunque rilevare come, rispetto all'omonima realtà europea, ovvero la Banca Centrale, agisca in un contesto decisamente meno complicato e più snello. Del resto, l'economia americana è una, mentre quella europea, è un matrimonio forzato tra tante realtà differenti.

Viene dunque spontanea una domanda: come possiamo approfittare di questa situazione per investire i nostri risparmi con profitto? Vediamo di mettere in chiaro qualche idea e suggerimento.

Euro/dollaro: le obbligazioni in dollari

Intanto, precisiamo un concetto basilare: questa tipologia di investimento valutario, comporta il cosiddetto rischio di cambio. Cosa significa? Che nel momento in cui noi acquistiamo un titolo in una qualsiasi valuta diversa dall'euro, ci assumiamo il rischio del tasso di cambio tra quella valuta e l'euro stesso.

Nel caso del dollaro, il rischio è che, mentre noi investiamo prevedendo un apprezzamento della divisa americana nei confronti di quella europea, si verifichi l'esatto opposto.

L'acquisto di titoli del debito americano, i cosiddetti Treasury bond, può rappresentare l'opportunità più affidabile, almeno in merito all'emittente (l'America appunto). Se invece di vogliono ricercare rendimenti superiori, occorre affidarsi ad emissioni societarie che, però, vedono anche aumentare il rischio emittente (ovvero il rischio insolvenza, cioè il default, l'incapacità di ripagare il debito contratto).

Dobbiamo stare attenti anche alla congiuntura economica perchè, in una fase di tassi in rialzo, meglio privilegiare il tasso variabile o le scadenze brevi o di medio periodo.

Dobbiamo ricordarci, poi, che, sia l'acquisto del titolo obbligazionario, sia le cedole periodiche che il rimborso finale, sono collegati al tassi di cambio ovvero al rapporto euro/dollaro delle singole scadenze. Ergo, sono diversi i momenti della vita dell'obbligazione nei quali possiamo portare a casa potenziali guadagni come potenziali perdite.

Pianificare, diversificare, monitorare i propri investimenti costantemente: senza ansia, ma con la giusta consapevolezza.

Euro/dollaro: le azioni americane

Se siamo più propensi al rischio oppure abbiamo la possibilità di avvalerci di un patrimonio consistente, possiamo puntare sia sulla rivalutazione del dollaro come valuta, sia sull'apprezzamento, nel tempo, di un singolo titolo azionario o della borsa americana in genere.

Sappiamo ormai che l'economia americana è quella che orienta, in un modo o nell'altro, il circuito globale. Di conseguenza, Wall Street è il punto di riferimento per il mondo intero.

Ovvio che, puntando sull'azionario, aumentiamo la nostra percentuale di rischio, perchè, al cosiddetto rischio di cambio, andiamo ad aggiungere quello relativo alla tipologia del nostro investimento. Anche in questo caso è d'uopo selezionare con cura le azioni sulle quali investire o, meglio, gli indici o gli strumenti finanziari ai quali affidarci.

La diversificazione è la parola d'ordine, così come l'inserimento, di un investimento del genere, all'interno di un portafoglio strutturato e bilanciato in base alle nostre esigenze e frutto di una accurata pianificazione finanziaria.

Anche in questo caso, valutare sempre il contesto economico di riferimento: per fare un esempio, in un periodo di tassi in ascesa, meglio evitare quelle Società quoatate in borsa che hanno bisogno di maggiori capitali per finanziarsi (in quanto andranno a pagare interessi maggiori per il debito contratto e quindi vedranno aumentare i propri oneri finanziari).

Euro/dollaro: investire con gli ETF

Una mondalità decisamente semplice e alla portata di tutti per investire sul cambio euro/dollaro, è rappresentata dagli ETF, ovvero gli Exchange Traded Funds

Si tratta, come riporta borsaitaliana.it, di:

"Gli ETF (acronimo di Exchange Traded Funds) sono fondi o SICAV a basse commissioni di gestione negoziati in Borsa come le normali azioni".

Questi strumenti finanziari, possiamo usarli sia nell'ottica di guadagnare sul rapporto di cambio, sia nell'ottica di proteggere o diversificare il nostro portafoglio. Se ad esempio avessimo una già consistente esposizione in dollari potremmo acquistare un ETF al fine di tutelarci dalla possibile svalutazione del dollaro nei confronti dell'euro.

Se invece vogliamo utilizzarli come strumento di semplice diversificazione in ottica guadagno nel breve/medio periodo, possiamo puntare su di essi che, come detto in precedenza, replicano l'indice di riferimento. Quindi, non andremo a comprare una singola azione, ad esempio, ma un indice (che è composto da più azioni, ovviamente). 

In tal caso, occorre ricordarsi che si può investire "short" o "Long", a seconda che si punti sul breve o lungo periodo. Risulta quindi necessario comprendere bene il funzionamento dello strumento che andiamo ad acquistare.

Euro/dollaro: comprare valuta

L'acquisto di valuta è probabilmente la forma più elementare di investimento.

Si decide di puntare sul dollaro, puntanto sul suo rialzo nei confronti dell'euro? Semplice. Si acquistano dollari, ovvero dei bei bigliettoni verdi e li si mettono in cassaforte o sotto il materasso.

Nel momento in cui pensate di aver guadagnato abbastanza, non dovete far altro che rivendere la valuta e intascare il controvalore in euro.

Certo, non è proprio il massimo della sicurezza e della fattibilità, anche perchè non potete investire grosse somme di denaro. Ecco, se la cifra è ridotta, si può fare mentre se la cifra che volete investire è più consistente, allora conviene rivolgersi ad altri strumenti finanziari più gestibili.

Nel caso di compra/vendita di valuta, poi, dovete anche tenere conto delle commissioni che andate a pagare, sia all'atto dell'acquisto che all'atto della vendita. Non che acquistando altri strumenti finanziari non si paghino, ma, nel caso di acquisto di valuta brevo manu, sono tendenzialmente maggiori e quindi vanno ad incidere sulla redditività dell'investimento.

Euro/dollaro: gestioni separate in dollari

Esiste ancora una opzione per poter diversificare i propri risparmi con una certa tranquillità e sicurezze, puntando sulla rivalutazione della divisa americana rispetto alla moneta europea. 

Di cosa si tratta? Delle gestioni separate in dollari che alcune compagnie assicurative danno la possibilità di sottoscrivere. 

In questo caso, avete alle spalle la solidità di gruppi assicurativi importanti, la garanzia di un emittente che, a meno di scossoni imprevisti, dovrebbe essere tranquillamente in grado di restituirvi i vostri soldi, in qualsiasi momento.

Occorre ovviamente verificare alcuni dettagli non di poco conto: commissioni di ingresso ed eventuali commissioni di uscita, vincoli di permanenza all'interno del prodotto in cui si investe, eventuali penalità previste in caso di riscatti prima di un certo lasso di tempo.

Informarsi, leggere, documentarsi e mai smettere di porsi e porre domande. E sempre ricordarsi che un buon investitore non segue le mode del momento, nè concentra il proprio capitale in un'unica soluzione. Diversificazione è sempre la parola di riferimento. Oggi più che mai.