Il 2021 è un anno che non ha fatto bene all'economia globale in senso assoluto, anzi ha causato varie sorprese che hanno reso i mercati globali una tra le giostre più pericolose di sempre.

Eur/usd non è da meno, realizzando ottime performance rialziste per quasi tutto l'anno per lasciarci poi con un trend ribassista che lascia molti a bocca aperta, dopo un anno così promettente.

La settimana ci lascia con la coppia ancora in trading-range, all'interno del canale delimitato da 1.12000 e 1.13438, immobile e in attesa di notizie rilevanti che gli investitori possano interpretare da ormai quasi un mese.

La coppia euro-dollaro è in assoluto quella più scambiata al mondo e vede l'intervento delle banche centrali di rado, avendo un tasso di cambio variabile e flessibile grazie agli enormi scambi interbancari. Banche Italia ne ribadisce l'importanza:

"Il cambio Euro-Dollaro, identificato in finanza con il codice EUR/USD, è il tasso più importante sul mercato economico globale, poiché è quello che coinvolge il maggior numero di scambi commerciali e di operazioni Forex."

Per quanto riguarda gli intermediari principali a cui fa riferimento la coppia invece abbiamo la Fed, Federal Reserve System o Federal Reserve, e la BCE, Banca Centrale Europea che non hanno necessariamente bisogno di presentazioni essendo due delle più grandi banche mondiali.

In questo momento d'incertezza, in cui l'euro ha visto scendere drasticamente il suo valore con l'apprezzamento del rivale americano, a molti potrebbe venire in mente uno dei principi cardine della BCE:

"Mantenere stabili i prezzi è il massimo che la politica monetaria può fare per la crescita economica."

Cosa accadrebbe quindi se le banche non fossero più in grado di equilibrare i prezzi con facilità o scegliessero per qualche strana ragione di non farlo? Esattamente quello che stiamo vivendo in questo momento: un'economia al collasso.

Cosa dice la FED sull’eur/usd?

Al momento attuale c'è molto fermento nei mercati internazionali, ma sembra che la coppia più interessante dei mercati spot non riesca più a prendere una direzione chiara, muovendosi all'interno di un canale ormai ben delineato e laterale.

Le ultime riunioni FED e BCE hanno dato modo di far riflettere attentamente gli analisti sui vari scenari prima di prendere una scelta ben definita che rischia di far crollare l'asset o fargli riprendere fiato puntando molto in alto.

La FED ha dichiarato alle ultime riunioni che i tassi d'interesse rimarranno invariati al momento, ma ci si aspetta un aumento in tre fasi lungo tutto il 2022 e se ne prevedono addirittura altri tre lungo il 2023.

Questa notizia è stata accolta molto positivamente, visto che molti prevedevano poco più della metà di questi interventi, ma gli speculatori restano cauti e attendono la banca europea per maggiori dettagli.

La preoccupazione degli USA è ovviamente rivolta anche all'inflazione che deve essere necessariamente contenuta per non mandare i consumatori e l'economia statunitense nel panico. Ricordiamo infatti che gli Stati Uniti hanno toccato il 6,8% d'inflazione, uno dei livelli più alti di sempre e che la ripresa del mercato del lavoro non aiuterà a rallentare il fenomeno velocemente.

Ad ogni modo Wall Street temeva le dichiarazioni della banca centrale e, nonostante le percentuali negative, si dice positiva e ottimista sul futuro dell'economia nazionale, confidando nelle parole del presidente alla Federal Reserve Jerome Powell.

Alec Young, capo dell'ufficio investimenti dell'azienda Tactical Alpha aveva dichiarato in un'intervista alla CNBC riguardo il mercato americano:

"Se si aspetta che tutto sia chiaro ci si perde il prossimo rally."

Le borse infatti rispondono bene nell'ultima settimana come dimostrano tre degli indici americani più significativi, con S&P500 che mostra un +0,6%, Nasdaq con un +0,85% e Dow Jones a + 0,55%.

Cosa dichiara invece la BCE?

A differenza della controparte americana, la banca centrale europea si mostra più cauta per quanto riguarda la politica monetaria, senza dare modo ai tassi d'interesse di aumentare già nel 2022.

In Europa l'inflazione è ai livelli più alti di sempre da quando l'euro è nato, considerando infatti le diverse economie appartenenti all'Unione Europea la media dell'inflazione ha ormai sfiorato il 5%, un livello non sostenibile nel lungo periodo.

La timida ripresa dell'economia europea non è stata al passo con quella USA, come dimostra il rapporto euro/dollaro che ha visto la nostra moneta crollare di fronte alla valuta avversaria.

La BCE dichiara che non si è pronti a superare l'ondata inflazionistica e che tutto il 2022 sarà caratterizzato dal fenomeno senza precedenti, impossibile evitarlo alla luce dei dati attuali.

A questo proposito la banca centrale si ritrova a dover correre ai ripari per cercare di tenere la situazione sotto controllo, cercando di favorire gli aiuti nei confronti dell'economia dei Paesi membri con sostanziali arricchimenti prima di 40 miliardi e poi di 30 il mese successivo, provando così da favorire in qualche modo la ripresa di aziende e privati.

Nell'ultima riunione, la banca centrale europea dichiara di avere come obiettivo fondamentale il "non-danneggiamento" della crescita economica che si affaccia fragile al nuovo anno e l'inflazione sotto controllo al 2%.

"A sostegno del suo obiettivo d'inflazione simmetrica del 2% e in linea con la sua strategia di politica monetaria, il Consiglio direttivo prevede che i principali tassi d'interesse della BCE rimarranno ai livelli attuali o inferiori fino a quando non vedrà l'inflazione raggiungere il 2%, ben prima della fine della sua proiezione orizzonte temporale e durevolmente per il resto dell'orizzonte di proiezione, e giudica che i progressi realizzati nell'inflazione sottostante siano sufficientemente avanzati da essere coerenti con una stabilizzazione dell'inflazione al 2% nel medio termine."

Una strada diversa dalla FED che mira comunque allo stesso obiettivo: ripresa economica pre COVID-19.

Che ruolo gioca la pandemia nella coppia eur/usd?

La pandemia non smette di mietere vittime e la variante Omicron preoccupa non poco il mercato, influenzando anche la coppia valutaria eur/usd.

Molte attività, private e statali, faticano a riprendersi e, quando sembravano sulla buona strada, ecco che la variante del COVID-19 annienta gran parte degli sforzi fatti fino ad adesso nel mercato del lavoro, nonostante gli aiuti e gli incentivi dei governi.

L'Europa infatti è ancora molto fragile a proposito del virus e dei suoi effetti sull'economia, nonostante la timida ripresa vista tra il 2020 e il 2021 non è ancora in grado di tornare a pieno regime e questo ovviamente preoccupa molti simpatizzanti dell'eurozona.

La situazione attuale non permette una crescita economica sostenuta, già in difficoltà per l'alta inflazione, e causa l'aumento dei prezzi dei beni primari che causano disagi non da sottovalutare nella quotidianità dei cittadini europei che potrebbe vedere aumenti da diverse centinaia fino a migliaia di euro in più a famiglia.

Un esempio? Presto detto.

In Italia, l'ISTAT è chiara sugli aumenti e sul loro peso nel prossimo anno:

"Su base annua accelerano sia i prezzi dei beni (da +4,2% a +5,3%) sia quelli dei servizi (da +1,3% a +1,7%); il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni rimane negativo (-3,6 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a ottobre (-2,9).

L’inflazione acquisita per il Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un aumento dello 0,8% su base mensile e del 4,0% su base annua (da +3,2% di ottobre).

Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,0% a +1,4%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +3,8%)."

In Germania Angela Merkel è dovuta correre ai ripari, istituendo un lockdown per tutti i non vaccinati, il Portogallo, nonostante sia lo Stato con più vaccinati in Europa, è la culla della variante Omicron, la Francia ha toccato il picco dei contagi dall'inizio della pandemia e l'Olanda ha scelto un altro lockdown fino al 14 di gennaio.

Insomma eur/usd non stupisce più di tanto: partito a inizio 2021 molto bene, non può che avere avuto una discesa fisiologica dovuta ai fattori elencati che non permettono di dargli fiducia nel breve periodo, a favore di un dollaro che ha visto una lenta ma sostenuta ripresa del mercato immobiliare e azionario grazie a un allentamento della preoccupazione dovuta all'inflazione dopo le dichiarazioni della FED.

Come potrebbero cambiare le cose?

Adesso si attendono ulteriori dati in previsione per il 2022, ma ormai nessuno crede a stravolgimenti di euro/dollaro nel breve periodo, vanno piuttosto osservati i prossimi dati di pubblicazioni relativi a: i nuovi tassi di disoccupazione, salari, l'inflazione dell’indice dei prezzi al consumo, crescita/decrescita del PIL, le vendite al dettaglio e il sentiment delle aziende insieme alla fiducia dei consumatori.

Nel prossimo trimestre il dollaro, proprio a causa del dominio diffuso dimostrato nel mercato valutario e del sentiment statunitense positivo, potrebbe vedere una propensione maggiore al rischio da parte degli investitori e questo preoccupa i suoi sostenitori.

Questo panorama di ottimismo diffuso dalla FED, infatti, si potrebbe tradurre in una flessione negativa della valuta americana proprio per la sua caratteristica di "valuta-rifugio" che verrebbe meno a causa dell'aumento d'investimenti e rischi che gli speculatori sarebbero disposti a correre.

Inoltre l'inflazione è stata attualmente messa un pò da parte dal governo americano, ottimista su una ripresa dell'economia nazionale, ma, se troppo sottovalutata, potrebbe portare lo Stato, dopo una timida crescita del mercato statunitense, a rivalutarla troppo velocemente spingendo la banca centrale ad aumentare la stretta monetaria che non andrebbe a favore della valuta verde.

Al momento attuale, tecnicamente parlando, ci troviamo all'interno di un canale che mira alla prima resistenza sul livello 1,134 che spera sicuramente di raggiungere il secondo livello sotto 1,40, quindi possiamo aspettarci un breve periodo rialzista per la coppia eur/usd.

Sul lungo periodo, invece, tutto è da vedere. Abbiamo un rallentamento della curva ribassista che porterà sicuramente a una stasi della coppia, pur avendo una leggera curva al rialzo, in attesa di dati importanti che possano portare euro-dollaro a prendere una direzione forte e decisa.