Sul Forex (Foreign Exchange Market), il mercato delle valute estere, oggigiorno non operano più solo banche o professionisti della finanza, ma anche piccoli risparmiatori che, grazie al web, hanno conosciuto questo straordinario mercato (il più grande e il più liquido del mondo) e riescono a generare profitti soddisfacenti.

A volte, però, a causa della facilità con la quale ci si può avvicinare ad un mercato del genere, molti principianti, sperando di ottenere dei facili profitti, fanno passare in secondo piano ogni altro aspetto, se pur importante, compreso quello fiscale.

Sì perché l'attività di forex trading, come ogni altra attività che genera un guadagno, è sottoposta a tassazione e ad una normativa fiscale e, per non incorrere in errori che potrebbero costarci cari, bisogna esserne a conoscenza.

Nel caso specifico, del trading online sul forex, la tassazione riguarderà le eventuali plusvalenze. Alcuni non sanno, infatti, che i proventi ottenuti tramite il forex sono tassati in modo differente a seconda della nazione in cui si attua il trading, cioè la nazione in cui si apre il conto di investimento forex.

A questo proposito, cliccante il link sottostante per guardare un video YouTube del dottor Luca Taglialatela, dottore commercialista e tributarista internazionale, che spiega proprio questi apetti fiscali a seconda del paese in cui si opera:

Qual è la normativa fiscale che si applica agli investimenti sul forex?

L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n.67/E del 6 luglio 2010 che concerne proprio il trattamento fiscale delle plusvalenze e minusvalenze derivanti da investimenti sul forex, basandosi sull'Articolo 67 del TUIR, chiarisce come vengono considerati e gestiti fiscalmente i profitti del forex.

Questi profitti secondo il Fisco rientrano tra le “plusvalenze di natura finanziaria” e rientreranno, dunque, nel quadro RT della dichiarazione dei redditi.

La stessa cosa accade, secondo una successiva risoluzione sempre dell'Agenzia delle Entrate, per i redditi derivanti dal compravendite di valute sul forex. Anche questi sono redditi finanziari che verranno inseriti nel riquadro RT della dichiarazione dei redditi. 

I forex trader, secondo la normativa fiscale italiana, sono tenuti a pagare le tasse eslcusivamente sul loro profitto (il capital gain o guadagno netto) conseguito in un anno. La differenza tra i profitti introitati e le perdite subite, sarà tassata. 

La tassazione e tutta la normativa fiscale sulla quale si poggia il forex e il trading online in generale, di solito sono argomenti poco conosciuti tra i trader, soprattutto tra i principianti. Questo perché sono argomenti ostici, complicati, irti di insidie e soggetti a molteplici cambiamenti derivanti dall'evolversi della situazione finanziaria globale, ma anche della normativa stessa. 

Chi decide di seguire il forex in maniera costante o sceglie di diventare un trader professionista, deve rivolgersi a intermediari che gli mettano a disposizione piattaforme complete e che gli permettano di svolgere le operazioni con tutte le conoscenze necessarie, continuamente aggiornate. Essere affiancati da esperti è molto importante in questo campo.

Per investire in maniera seria e sicura, però, indipendentemente dal fatto che si decida di investire una quantità elevata o meno di denaro, bisognerà necessariamente informarsi e conoscere gli aspetti fiscali. Solo in questo modo si potrà scegliere consapevolmente il regime fiscale giusto per la propria situazione. I due regimi fiscali previsti in Italia sono: il regime del risparmio amministrato o il regime dichiarativo.

In questo modo si potranno gestire al meglio le operazioni e i redditi che ne deriveranno.

Come dichiarare i profitti derivanti dal forex trading?

Lo scopo del trading online sul forex è quello di generare profitti attraverso la compravendita di coppie di valute. E' un mercato estremamente liquidi e proprio per questo, è anche estremamente volatile. Fino al 2011 tali guadagni godevano di una tassazione relativamente bassa, al 12,5%

Col passare del tempo il regime tributario è aumentato fino ad arrivare alla normativa odierna che prevede una tassazione fissa del 26% sui profitti generati. Questa aliquota risulta essere abbastanza elevata.

I profitti generati con il forex possono essere inseriti in dichiarazione dei redditi attraverso l'ex modello Unico. Le imposte saranno versate tramite f24.

Come si tassano le plusvalenze prodotte dagli investimenti sul forex?

La plusvalenza si concretizza quando uno strumento finanziario, in questo caso le coppie di valute, viene rivenduto ad un prezzo superiore a quello di acquisto. Quando invece il prezzo di vendita è inferiore a quello di acquisto si parlerà di minusvalenza.

E' su questo profitto che avviene la tassazione da parte del nostro Fisco. Il 26% viene calcolato sulle plusvalenze (sul capital gain appunto) generate dal forex e viene versato come imposta.

Sulle minusvalenze, invece, non è prevista alcuna tassazione, ma il nostro ordinamento prevede una compensazione tra minusvalenze realizzate e plusvalenze future. In questo modo si evita il pagamento delle imposte sulle perdite. 

Precisiamo un aspetto fiscale molto importante: le minusvalenze possono essere compensante esclusivamente da altri redditi finanziari, quindi da plusvalenze. Non è possibile secondo il nostro ordinamento compensare le minusvalenze con i redditi di capitale. 

Calcolo e versamento delle imposte sulle plusvalenze derivate dal forex

L'investitore sul forex che deve adempiere alle sue obbligazioni fiscali, deve scegliere il regime fiscale da adottare nel momento stesso in cui apre il suo conto di investimento.

Potrà adottare il "regime della dichiarazione". E a questo punto presenterà la dichiarazione dei redditi ogni anno autonomamente o potrà scegliere il “regime del risparmio amministrato”, e in questo caso delegherà alla propria banca o al suo broker tutta la parte fiscale dell'investimento.

Come scegliere il regime migliore? E' una decisione personale e ponderata. Proprio per queste motivazioni, esaminiamoli più nel dettaglio entrambi. 

Fiscalità e forex: il regime dichiarativo

Con questo regime il contribuente che investe nel forex  è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi annuale.

Per fare questo non basta calcolare a quanto ammontano plusvalenze e minusvalenze realizzate con le operazioni sul forex durante l'anno fiscale conclusosi, ma bisogna dichiarare tutte le informazioni riguardanti gli strumenti finanziari posseduti attraverso l'ex modello unico, attualmente chiamato Modello redditi. La tassazione avverrà una volta presentata la domanda.

Questo comporta un primo vantaggio notevole dal punto di vista del tempo. Le imposte, infatti, verranno versate solo un anno dopo rispetto a quando si sono concretizzate le entrate

Il forex trader, inoltre, avrà la possibilità di sommare tutte le plusvalenze e le minusvalenze dell'anno anche se riguardano conti di investimento diversi. 

Lo svantaggio principale della tassazione con il regime dichiarativo è basato sulla complessità del sistema e della sua gestione. Il regime dichiarativo comporta una serie di obblighi formali e sostanziali che aumentano all'aumentare delle operazioni finanziarie effettuate.

Di conseguenza, la tassazione presuppone una conoscenza approfondita della fiscalità da parte del trader e, in alternativa, l'affiancamento di uno bravo commercialista/consulente fiscale.

Fiscalità e forex: regime del risparmio amministrato

Il regime amministrato richiede sostanzialmente che ci sia un intermediario tra trader e Fisco, il quale agirà da sostituto d’imposta.

Non tutti i broker nel forex possono agire da sostituti di imposta, perché per farlo devono avere una stabile organizzazione aziendale in italia. Se ci si rivolge a broker esteri, sarà alquanto arduo utilizzare il sistema fiscale amministrato. 

I trader che esercitano sul forex avvalendosi di broker esteri, saranno obbligati ad utilizzare il regime dichiarato e a unire tutte le operazioni di trading online effettuate durante l’anno.

Il regime amministrato presenta il vantaggio di mantenere l’anonimato, perché sarà il broker a comparire come sostituto di imposta e a effettuare i versamenti al fisco. Ma soprattutto esenta il trader da ogni calcolo, dichiarazione, e obbligo fiscale. Il broker si fa carico di tutto. 

L'opzione del  «risparmio amministrato» viene adottata dal trader al momento dell’acquisto del titolo e dell'apertura del conto forex con il broker. La tassazione avviene con ritenuta d'acconto alla fonte, ovvero il trader incassa un profitto al netto della ritenuta d’acconto e non avrà alcun altro obbligo né dovrà fare alcuna comunicazione all'agenzia delle entrate.

Qual è quindi il regime fiscale più conveniente per chi fa forex online?

Ricapitolando col regime dichiarativo l’investitore è responsabile di ogni calcolo e dichiarazione effettuata, provvede al pagamento delle imposte dopo la dichiarazione, ovvero un anno dopo aver ottenuto i profitti. Se non è molto avvezzo alla normativa fiscale, per non incorrere in errori dovrebbe farsi seguire da un bravo commercialista o consulente fiscale.

Col regime amministrato il trader resta completamente anonimo, non deve sapere nulla di fiscalità e operazioni fiscali perché affida tutto il calcolo e le dichiarazioni al suo broker, che fungerà da sostituto d'imposta e provvederà ad ogni adempimento fiscale.  

Il regime dichiarativo dona la possibilità, da non prendere sottogamba per chi investe nel forex, di rimandare il versamento delle imposte e di poter quindi gestire in un anno le plsuvalenze e le minusvalenze. Questo si traduce nella possibilità di abbattere la base imponibile e di conseguenza di pagare meno tasse

Il regime amministrato è quello che dà meno problemi, alleggerisce la gestione della parte fiscale, delegando tutti gli oneri (e i rischi) all’intermediario. 

L'amministrazione fiscale soprattutto per i forex trader molto attivi, può essere davvero molto complicata e ostica. Il regime amministrato potrebbe essere scelto per semplificarsi la vita, anche se c'è un evidente svantaggio in termini economici. 

Se però ci si avvale di uno studio di commercialisti esperti nel trading online e nel forex, con software all'avanguardia e competenza, a fronte di una spesa annuale contenuta, si potrebbe optare per i lregime dichiarato con tutti i vantaggi che abbiamo elencato prima.