Lo sguardo preoccupato della Fed su alcuni versanti internazionali − tra cui l’Europa − trova sponda nelle riflessioni del rapporto annuale Bce.

La settimana appena archiviata ha sancito un equilibrio tra le opposte istanze sul cambio Eur/Usd, rilasciando esiti alterni nei monitoraggi attivi (sulle diverse scale grafiche) finalizzati alla conferma o meno delle sue intenzioni direzionali.

Il rilievo di fine ottava non fa scattare la revisione dell’indicazione rialzista di calibro mensile attiva sul cambio dal 4 dicembre, rimandando eventuali nuove all’osservazione di venerdì 15 aprile. Per contro, i monitoraggi in corso di settimana trascorsa hanno fornito segnali utili per aprire ad una ipotesi di fase pittosto interlocutoria, per ora.

Una segnaletica composita insomma che trova sintesi naturale nell’aspettativa di una certa stabilità/erraticità del cambio, che può contare anche su una certa estensione dello spazio grafico superiore ai corsi attuali in cui possono essere ospitati cambi direzionali di breve, nell’ambito di una inerzia nel movimento di fondo.

L’insieme degli elementi a diposizione suggerisce di adoperare idonea modulazione nell’uso delle indicazioni direzionali, almeno sino a quando esse non ritrovino sufficiente allineamento e dunque concordia nelle rispettive proposte direzionali.

Ciò detto, procediamo alla disamina delle indicazioni direzionali a diposizione sulle diverse scale grafiche, da ricomporre nell’ambito di una strategia che tenga conto delle  citate indicazioni di contesto, su cui ambientare segnali grezzi a disposizione, di cui andiamo a dare aggiornamento nei relativi parametri.