Lunedì la Federal Reserve (Fed) ha annunciato che amplierà la composizione dei suoi acquisti di asset, inglobando anche debito societario nell’ambito dello strumento Secondary Market Corporate Credit Facility. Finora il programma consentiva di acquistare ETF, d’ora in avanti la Fed acquisterà anche un portafoglio diversificato di singole obbligazioni societarie.

Non sappiamo ancora se il cosiddetto indice dei bond societari della Fed sarà reso pubblico – lo dubitiamo, perché innescherebbe una corsa verso le obbligazioni delle società che fanno parte dell’indice, – ma i dettagli sul modo in cui la Fed attuerà la sua strategia sono chiari. Ciò significa che la Fed ha escogitato un modo per prestare direttamente soccorso alle società in difficoltà.

Il fatto che la Fed acquisti debito societario significa che le società avranno meno passività nei confronti dei loro creditori e chiaramente un rischio ridotto di fallimento per gli azionisti.

E ovviamente, gli acquisti programmati di singole obbligazioni societarie da parte della Fed hanno fatto venire l’acquolina in bocca a chi investe in borsa, che ha rapidamente dimenticato i crescenti timori per una seconda ondata di contagi di Covid-19. Ancora una volta la Fed ha dimostrato di avere risorse illimitate per evitare una raffica di vendite sul mercato, gonfiando artificialmente i prezzi degli asset per il bene dell’economia. Sembra quasi che gli investitori non abbiano nulla da temere, ora che la Fed si assume gran parte del rischio di default. Quindi sì, questo è un chiaro messaggio ai mercati: fatevi avanti e acquistate tutto quello che potete permettervi.

A questo proposito, la scorsa settimana è stato consentito anche a Hertz, ormai fallita, di procedere a un aumento di capitale da 1 miliardo di USD, vendendo azioni al pubblico.

Gli indici USA hanno stornato le perdite precedenti, chiudendo la seduta di lunedì in positivo.

Durante la seduta di trading overnight, i futures sui listini USA sono saliti. I futures del Dow (+1,85%), dell’S&P500 (+1,43%) e del Nasdaq (+1,16%) lasciano presagire una corsa rialzista per martedì.

I mercati azionari asiatici hanno registrato forti rialzi. La borsa australiana è salita del 4,30%, il Nikkei è balzato del 4,17% e l’Hang Seng ha guadagnato il 2,95%.

L’attività sui futures del FTSE (+2,50%) e del DAX (+3,00%) suggeriscono solidi rialzi anche in Europa.

L’USD è stato venduto, come pure i titoli del Tesoro USA. Il rendimento dei decennali è rimbalzato allo 0,75%, con gli investitori che si sono buttati su azionari e obbligazioni societarie. L’indice dell’USD è scivolato sotto la soglia dei 96 punti.

Le valute G10 hanno cavalcato l’onda del dollaro più debole.

L’EUR/USD è rimbalzato a 1,1350 e probabilmente si appresta a superare la resistenza della scorsa settimana, pari a 1,1422, sulla scia del miglioramento della propensione al rischio e testerà le offerte a 1,15. Sul fronte dei dati, i dati sui prezzi al consumo in Germania hanno confermato una deflazione m/m dello 0,1% a maggio, ma il sondaggio ZEW riferito a Germania ed Europa dovrebbe risollevare gli umori di chi investe nell’euro, segnalando un miglioramento significativo a giugno. E anche dati negativi faranno fatica a frenare il rally del rischio alimentato dalla Fed.

Il cospicuo indebolimento dell’USD rafforza anche il cable. La coppia GBP/USD potrebbe ampliare i guadagni verso quota 1,30 sulla scia dell’accelerazione dell’indebolimento del dollaro. I dati sull’occupazione contrastati, pubblicati stamattina, hanno avuto un impatto modesto sulla sterlina. A sorpresa, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 3,9% nel mese di aprile e l’economia britannica ha creato 6 mila posti di lavoro nei primi tre mesi dell’anno. Invece le retribuzioni medie hanno subito un colpo più duro del previsto e le richieste di sussidi di disoccupazione hanno segnato un incremento superiore al mezzo milione di unità a maggio, più di quanto previsto dagli analisti.

E, cosa ancor più importante, potrebbe esserci una luce alla fine del lungo tunnel dei negoziati per la Brexit. Johnson ha detto alla ITV che vede un certo “sprint” nei negoziati. La notizia inattesa su un possibile accordo per il divorzio dovrebbe dare un ulteriore stimolo agli acquisti tattici sulla sterlina. In ogni caso, per gli orsi della sterlina non è un momento propizio per entrare sul mercato, molto scosso dalle vendite globali sull’USD. Le vibrazioni positive dovrebbero quindi consentire agli investitori di esplorare a cuor leggero l’eventualità che il Regno Unito trovi un modo per raggiungere un’intesa con l’UE, evitando così un’uscita senza accordo, entro la fine dell’anno.

Il greggio WTI è stato scambiato appena sotto i $38 al barile, ma l’influenza della Fed potrebbe essere passeggera sui mercati petroliferi, perché ulteriori interventi monetari non alimenteranno per forza di cose, e nell’immediato, la domanda globale di petrolio. Il rischio crescente di una seconda ondata di contagi potrebbe pertanto frenare il potenziale al rialzo prima della soglia dei $40.

L’oro rimane impassibile di fronte agli ultimi sviluppi. Il rally del rischio a cui stiamo assistendo non riflette una fiducia autentica degli investitori negli asset rischiosi, ma la loro fede nella capacità della Fed di stimolare la propensione al rischio in qualsiasi circostanza. Tuttavia, la percezione di un rischio inferiore per le obbligazioni societarie e il miglioramento dei rendimenti USA probabilmente freneranno il potenziale al rialzo dell’oro prima dei $1750 all’oncia. A breve, il supporto a $1700 dovrebbe essere oggetto di discrete pressioni.

By Ipek Ozkardeskaya