Con il caos generato dal coronavirus sull’economia cinese globale, la banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBoC) è diventata il punto focale dell’attenzione di investitori e banchieri in tutto il mondo.

Come reazione iniziale per ridurre lo stress sul mercato, alla riapertura dei mercati dopo le festività per il capodanno cinese, la PBoC ha tagliato il tasso per le operazioni di rifinanziamento di medio termine a un anno al 3,15% dal 3,25%, oltre a lanciare programmi di aiuto per le regioni maggiormente colpite dall’epidemia di coronavirus, iniettando CNY 200 miliardi di liquidità attraverso operazioni di finanziamento a medio termine (MLF) e CNY 100 miliardi in fondi attraverso pronti contro termine in acquisto a sette giorni.

Poi, il 20 febbraio, il tasso Loan Prime Rate (LPR) a 1 anno, che da agosto è il tasso di riferimento ufficiale, è stato abbassato di 10 punti base, al 4,05%. Si tratta del quarto taglio da agosto. Il tasso LPR a 5 anni è stato abbassato di 5 punti base, al 4,75%.

Oltre allo stimolo monetario, Pechino ha promesso anche ulteriori supporti fiscali, fra cui un taglio delle imposte societarie, nonostante l’ampliarsi del gap fiscale. Il governo cinese si è impegnato a tagliare la spesa pubblica inutile per destinare maggiore denaro alle aeree che avranno maggior bisogno di combattere contro un eventuale rallentamento economico.

Stimolo, stimoli

In economia, il termine “stimolo” si riferisce all’utilizzo di politiche monetarie e fiscali per stimolare l’economia.

Fra le misure di stimolo monetario si annoverano l’abbassamento dei tassi d’interesse per permettere alle aziende di prendere a prestito denaro a costi inferiori per investirlo in nuovi progetti, ma anche iniezioni di liquidità attraverso Operazioni di Mercato Aperto e programmi di acquisto di asset su vasta scale per assicurare un flusso stabile e la disponibilità di liquidità a buon mercato sul mercato, in modo da consentire la circolazione di denaro nel breve, medio e lungo termine.