L’euro è risalito a 1,1235 (+0,13%) nei confronti del dollaro lo scorso 10 maggio, riprendendosi dai minimi dal giugno 2017, al termine di una settimana che ha visto dati macroeconomici in chiaroscuro per l'eurozona, mentre gli investitori cominciano a scontare la riduzione di probabilità che un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina possa essere raggiunto, tra le continue minacce del presidente Donald Trump sulla possibilità di aumentare ulteriormente le tariffe sui prodotti cinesi.

Nella sua ultima riunione, il Consiglio direttivo della BCE ha mantenuto la stance di politica monetaria estremamente accomodante, evitando però di fornire nuovi dettagli sulle aste di liquidità (T-LTRO) e mantenendo il posticipo a fine anno, invece che alla prossima estate, del primo rialzo dei tassi d'interesse. Il motivo di una tale mossa è da ricercarsi nel rallentamento della crescita dell'eurozona e dal fatto che l'inflazione continua a rimanere lontana dall'obiettivo del 2,0%. L’indice CPI dell’Eurozona è, infatti, cresciuto del +1,7% su base annuale a aprile, dal precedente +1,4%.

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse nell'intervallo 225-250 basis points nell'ultima riunione del FOMC e ha lasciato intendere che, nel caso i dati macroeconomici dovessero peggiorare, è pronta a prendere misure di politica monetaria espansive, soprattutto per riportare il tasso di inflazione al livello obiettivo del 2,0%. La  stance di politica monetaria e la forward guidance della Fed potrebbero quindi diventare più dovish.

L’ultimo rapporto COT su Euro FX, pubblicato dalla Chicago Mercantile Exchange e riferito alle posizioni Futures Only pubblicato il 7 maggio, mostra una forte diminuzione delle posizioni short da parte degli asset manager, mentre i dealers le hanno aumentate.