L’agenda frenetica della scorsa settimana alla fine si è rivelata molto meglio di quanto temuto inizialmente: gli sviluppi riguardanti la Brexit e gli scambi fra USA e Cina sono più che soddisfacenti, mentre la Fed sembra voler tener fede al suo piano. Il cambiamento dei toni rispetto a inizio dicembre, quando le due parti sembravano più caute sull’esito dell’accordo commerciale provvisorio, sulla scia dell’approvazione, da parte dell’amministrazione USA, dell’Hong Kong Human Rights Democracy Act e dell’Uighur Bill, costringe gli investitori a rimanere prudenti finché non ci sarà la ratifica ufficiale. La concreta attuazione dell’accordo per la prima fase non sarà indolore per Pechino, nonostante l’impegno a raddoppiare le importazioni USA, a scapito della diversificazione degli scambi e dei suoi principali partner commerciali. Nel frattempo, il duro colpo inferto all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) dall’amministrazione Trump, con la decisione di bloccare la nomina dei sette membri dell’organo di Appello, conferma l’attuale pensiero degli USA nei confronti degli scambi multilaterali. La pubblicazione dei PMI negli USA, che dovrebbero essersi stabilizzati a dicembre, dovrebbe generare un rimbalzo di breve termine per il biglietto verde.

L’accordo commerciale, composto da nove capitoli, che affronta argomenti quali l’agricoltura, la risoluzione dei conflitti, la stabilità della valuta, la proprietà intellettuale, il trasferimento delle tecnologie, e l’espansione degli scambi, e che dovrebbe essere firmato, stando agli annunci, nel gennaio 2020, dovrebbe far sì che la Cina aumenti le importazioni dagli USA nei prossimi due anni, dia attuazione a norme più severe sulla protezione della proprietà intellettuale, e prevede anche riduzioni e sospensioni dei dazi. Nel dettaglio, la Cina si impegnerebbe ad acquistare prodotti agricoli per un valore totale annuo pari a $40 miliardi ($24 nel 2017) e ad espandere le importazioni totali fino a $200 miliardi nei prossimi due anni. In cambio, gli USA dimezzerebbero gli attuali dazi del 15% su prodotti cinesi per un valore di $120 miliardi, e le due parti sospenderebbero i dazi che dovevano entrare in vigore il 15 dicembre 2019, purché, questa l’aspettativa cinese, vengano ridotti i dazi del 25% su prodotti per un valore di $250 miliardi. Alla luce del rimbalzo della produzione industriale e delle vendite al dettaglio a novembre, pari rispettivamente al 6,20% (precedente: 4,70%) e all’8% (precedente: 7,20%), pare che l’economia cinese si sia stabilizzata; le autorità locali stanno sostenendo la crescita tramite la spesa per le infrastrutture ed è prevedibile un ulteriore allentamento della politica monetaria. Anche se un accordo per la “Fase Due” appare limitato, nel 2020 le tensioni commerciali dovrebbero attenuarsi, dopo la firma del primo accordo, anche in vista della campagna elettorale negli USA.