L’azionario ha aperto la settimana contrastato, dopo che venerdì le azioni di Wall Street sono scese dai massimi storici, sulla scia del rapporto occupazionale deludente negli USA.

A dicembre, l’economia USA ha creato 145.000 nuovi posti di lavoro, a fronte dei 160.000 stimati dagli analisti. La cifra del mese scorso è stata rivista al ribasso di 10 mila unità, a 256.000. Negli USA, la disoccupazione è rimasta sui minimi da cinque anni, al 3,5%, ma la crescita delle retribuzioni ha mostrato un rallentamento inaspettato, pari allo 0,1% su base mensile, rispetto allo 0,3% registrato il mese precedente.

Il debole rapporto sul lavoro ha pesato sul dollaro USA e sui rendimenti dei titoli di Stato, anche se gli investitori continuano a credere che la Federal Reserve (Fed) non modificherà la sua impostazione alla riunione di politica monetaria di gennaio. Non si prevede che la Fed tagli i tassi nei prossimi mesi e, stando allo strumento Fedwatch della CME, il mercato sconta una probabilità del 10% di un aumento di 25 punti base entro il 29 gennaio.

A Seoul (+1,04%) e Hong Kong (+1,00%) le azioni hanno guadagnato sulla scia del maggiore ottimismo per la sigla, mercoledì, dell’accordo di fase uno fra USA e Cina. L’ASX 200 (-037%) australiano ha perso terreno: il comparto energetico ha registrato le perdite più ingenti (-1,24%) sulla scia del petrolio meno caro. La borsa giapponese è rimasta chiusa per festività.

Il greggio WTI ha aperto a $59 al barile, dopo che l’aereo commerciale abbattuto per errore da un missile iraniano ha fatto aumentare le preoccupazioni, anche se la scorsa settimana si sono attenuate le tensioni fra USA e Iran. Pare che il peggio sia ormai passato. Ecco perché un’altra correzione al ribasso del petrolio dovrebbe spingere il prezzo del barile verso i $57,85, la media mobile a 200 giorni.