Aumenta l’avversione al rischio

L’avversione al rischio è tornata a farsi sentire durante la sessione americana. Come sappiamo, l’attenzione degli investitori nelle ultime settimane è concentrata principalmente sui mercati bond ed equity. Di S.Berlinzani

L’avversione al rischio è tornata a farsi sentire durante la sessione americana. Come sappiamo, l’attenzione degli investitori nelle ultime settimane è concentrata principalmente sui mercati bond ed equity, ed il mercato dei cambi vive di riflesso, in base agli accadimenti su queste asset class. Si verificano così delle correlazioni sull’Fx che restano tutt’ora valide e che vedono la situazione attuale descrivibile nel modo seguente: dollaro che si rafforza in maniera lievissima in corrispondenza di borse che chiudono in negativo (S&P500 -3.1%), ma che sostanzialmente non sposta minimamente gli equilibri contro euro e, per ora (si veda la successiva analisi tecnica), contro yen, le cosiddette risk sensitive curencies (per esempio Aud) che perdono terreno, yen e franco svizzero che risultano ancora essere valute rifugio e sterlina che corregge dai massimi relativi di breve periodo, ma che non sembra pronta ad un inversione di trend che rimane ancora bullish.Una delle motivazioni che possono aver portato a questo aumento dell’avversione al rischio può essere identificata con le dichiarazioni della World Bank relative a congiuntura e prospettive di crescita futura. Abbiamo assistito ad un downgrade delle previsioni di crescita globale: l’economia mondiale dovrebbe, secondo le nuove previsioni, contrarsi di circa il 2.9% nel 2009 contro un precedente livello di 1.7%, mentre la crescita dovrebbe attestarsi al 2% nel 2010, contro una precedente stima di 2.3%. Ieri è stato pubblicato anche un IFO tedesco lievemente migliore delle attese degli analisti, ma come abbiamo visto, non si è verificato un movimento forte di reazione sui cross euro. Il focus della settimana rimane comunque il meeting del FOMC che si terrà domani. Verosimilmente la Fed riaffermerà la sua politica di tassi rasenti lo zero, segnalerà un rallentamento della crisi del credito, ma non stopperà il suo programma di acquisto di asset (forse sarebbe un azzardo farlo in un momento di incertezza come quello attuale).