Lo so, ormai non fa più notizia. Eppure ci tengo a segnalarti che anche Brasile (membro dei BRICS) e Uruguay hanno firmato un accordo interno che prevede l'esclusione del dollaro americano dalla maggior parte degli scambi commerciali, in favore delle valute locali (il Real Brasiliano e il Peso Uruguayano).
Brasile e Uruguay, pertanto* “scaricano” il dollaro americano dalle loro relazioni bilaterali commerciali.
Il Governatore della Banca Centrale Brasiliana, Alexandro Tombini e il suo omologo uruguayano Alberto Grana, ritengono che con questo accordo i due paesi rafforzeranno le relazioni commerciali tra tutti i paesi dell’America Latina. Un passo verso l'”indipendenza monetaria” dal dollaro e dai vecchi meccanismi di regolazione commerciale instaurati dagli USA in America del Sud.
*
I nuovi accordi valutari tra Brasile e Uruguay potrebbero essere presto estesi ad altri paesi, come Paraguay, Bolivia e Venezuela.
All’inizio di quest’anno Russia e Cina avevano controfirmato accordi bilaterali per commerciare in Rubli e Yen emarginando il dollaro americano nella bilancia commerciale tra i due paesi. Sembrava una follia, eppure ora sono molti i Paesi che li stanno seguendo nel fuggi-fuggi dalla nave che affonda.
La Cina ha già stipulato accordi commerciali con Australia e Germania per escludere il dollaro all’interno delle rispettive trattative economiche e finanziarie.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con gli accordi Bretton Woods, il dollaro americano (agganciato all’oro) fungeva da valuta di riserva globale garantendo la stabilità del sistema economico e finanziario.
Ora le cose stanno per cambiare.
La maggior parte delle nazioni intende stabilire accordi di commercio-bilaterale diretti per facilitare la crescita economica reciproca, senza transitare tramite il “dollaro” come valuta “intermediaria” all’interno dei reciproci rapporti commerciali.