I mercati azionari USA hanno chiuso la seduta di giovedì piatti, mentre le azioni di Gilead sono precipitate oltre il 4% dopo che, stando a quanto riferito dal Financial Times sulla base di documenti diffusi per errore dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, il farmaco della società per curare il Covid-19 Remdesivir avrebbe dato risultati clinici deludenti nella prima sperimentazione condotta in Cina.

In Europa, i nuovi casi sembrano mostrare una tendenza in declino, con l’attenzione che si sposta sull’allentamento dello shutdown economico nel continente. Negli USA le notizie sono invece contrastanti, si parla di contagi notevolmente superiori ai conteggi ufficiali a New York. In California, nelle ultime 24 ore si è registrato il maggior incremento nei decessi.

Il greggio WTI è risalito a $18 al barile, con l’Iran che si è unito alla battaglia navale strategica iniziata da Trump per creare scompiglio in Medio Oriente e sostenere così i prezzi del petrolio, giacché tagliare la produzione – che sarebbe il modo più morbido per affrontare il problema della sovreccedenza - sembra un sogno irraggiungibile per i produttori di petrolio in difficoltà. L’Iran ha reagito al tweet di Trump di ieri dicendo che abbatterà qualsiasi nave USA che metta in pericolo le navi iraniane nel Golfo Persico. La ripresa dei prezzi del petrolio dovrebbe comunque rimanere limitata, perché le tensioni geopolitiche non costituiranno una minaccia significativa alle forniture, considerando che il mercato è inondato di petrolio. La resistenza dovrebbe entrare in gioco vicino ai $20 e oltre.

Le società del comparto energia reagiranno comunque a qualsiasi segnale di ripresa sui mercati petroliferi. Exxon Mobile (+3,31%) è stata fra le azioni migliori del Dow Jones e BP ha chiuso in rialzo del 2,20% a Londra.

Tuttavia, l’aumento dei prezzi del petrolio non ha migliorato l’umore sui futures del FTSE (-1,58%), che oggi suggeriscono un avvio in calo a Londra.

Anche i futures sul DAX (-2,52%) segnalano una flessione, perché l’esito del vertice UE di giovedì ha deluso le attese degli investitori. I leader dell’UE hanno raggiunto un accordo su un pacchetto di salvataggio da 540 miliardi di euro per combattere il rallentamento economico dovuto al coronavirus, su un Fondo per la Ripresa e sull’aumento del budget dell’UE, finanziandolo con il 2% del reddito nazionale lordo, ma non hanno trovato l’intesa sui dettagli del pacchetto, passando la palla alla Commissione Europea, che ora dovrà presentare una proposta. Dall’annuncio sono giunti pochi dettagli sugli aiuti per 2 mila miliardi attesi dagli investitori. L’EUR/USD è scivolato sotto 1,08 perché si teme che la crisi del coronavirus possa far sgretolare il blocco europeo; i paesi più forti potrebbero infatti essere tentati di salvare per primi se stessi. I dati PMI (stima flash) di aprile hanno mostrato una marcata contrazione dell’attività, ma, considerando la paralisi quasi completa delle attività economiche, le cifre, per quanto molto inferiori alle attese degli analisti, non hanno provocato sconcerto.

Il PMI servizio britannico è sceso a un minimo di 12,3 punti mai visto prima, in seguito alla chiusura delle imprese, a fine marzo, per contenere il contagio da coronavirus.

Il dato core sulle vendite al dettaglio di marzo nel Regno Unito, diffuso stamattina, è affondato del 5,1% m/m, a fronte del -4,0% stimato dagli analisti, a conferma che la chiusura di negozi e aziende ha avuto un forte impatto sull’attività. Le cifre sono più basse delle stime degli analisti, ma la sterlina è rimasta resiliente dinanzi ai dati terrificanti che lasciano presagire un’imminente recessione economica di portata storica per il Regno Unito, che intanto si prepara alla separazione dall’UE, già alla fine di quest’anno. Il cattivo umore potrebbe però trascinare la sterlina verso il livello a 1,23 contro l’USD, che si sta gradualmente rafforzando in modo generalizzato.

Per quanto riguarda le trimestrali, oggi, prima della campanella di apertura dei mercati, American Airlines pubblicherà il suo rapporto sugli utili; le ultime stime sugli utili per azione (EPS) puntano a -2,26, come per Delta Airlines, che a inizio settimana ha registrato le prime perdite da 9 anni. Non è detto che le cifre primarie spingano giù il prezzo delle azioni. I prezzi del petrolio estremamente bassi dovrebbero far diminuire i costi operativi e rimediare i risultati delle compagnie aeree nei prossimi trimestri, ma molto dipenderà anche da quanto velocemente riprenderà l’attività. Le azioni di American Airlines sono scese da 30 a 9 dollari da febbraio, un calo vertiginoso. Vediamo opportunità di acquisto sui minimi per le azioni delle compagnie aeree, il cui potenziale al ribasso probabilmente è quasi esaurito; le vendite dovute al coronavirus hanno sicuramente raggiunto il fondo intorno a questi livelli. Anche gli aiuti statali per salvare le compagnie aeree dovrebbero contribuire a risollevare l’umore degli investitori.

Un’ultima osservazione per questa settimana. Dall’inizio dell’anno non si fa che parlare della pandemia da coronavirus, per cui abbiamo quasi dimenticato la guerra commerciale fra USA e Cina. Anche se l’ultima stagione della saga commerciale sino-americana era finita con uno spiraglio di speranza, dopo la firma del trattato per la fase uno, il futuro dei negoziati e il raggiungimento di un accordo più esauriente fra i due paesi sembrano sempre più a rischio. Dopo l’avvento del “virus cinese”, come lo chiama Trump, che si è abbattuto con violenza sull’America, paralizzando la vita e le aziende, il gioco dello scaricabarile ha già iniziato a deteriorare le relazioni fra Washington e Pechino.

By Ipek Ozkardeskaya