Anche sforzandoci, dubitiamo che l’odierna valutazione della politica monetaria della BNS e la conferenza stampa che seguirà avranno ramificazioni profonde o globali. Il piccolo e aperto paese alpino è alla mercé delle superpotenze più grandi. La sua è una posizione di pura reazione. La BNS ha adottato toni decisamente accomodanti, poiché le prospettive di crescita continuano a rallentare e aumenta il rischio per l’economica globale. Le previsioni d’inflazione sono salite allo 0,6% dallo 0,3% del trimestre precedente, principalmente a causa dell’“aumento dei prezzi delle merci importate”. Tutti avevano previsto che avrebbe mantenuto l’obiettivo del LIBOR a tre mesi nella forchetta compresa fra il -1,25% e il -0,25%. Per quanto riguarda il forex, la banca continua a credere che il CHF sia “ancora sopravvalutato” (stessa formula usata a marzo) e ha ribadito l’impegno, se necessario, a compiere interventi fisici sul forex. Sulla scia di precedenti commenti molto pubblicizzati, il presidente della BNS Jordon ha ribadito che i tassi d’interesse negativi possono diventarlo ancora di più. In passato, Jordon aveva affermato che “se giungiamo alla conclusione che è necessario adempiere il nostro mandato, siamo certamente pronti a utilizzare i nostri strumenti di politica monetaria”. Sebbene il governo svizzero abbia alzato marginalmente le previsioni sulla crescita economica per il 2019 all’1,2% (il PIL è cresciuto del 2,3% nel primo trimestre) e la previsione della BNS si attesti all’1,5%, il comunicato della banca centrale svizzera presenta toni cauti. Nello specifico, le minacce riguardano le tensioni commerciali fra USA e Cina, le incertezze per la Brexit e l’erosione delle condizioni finanziarie italiane (con ricadute sulle relazioni fra l’Italia e l’UE). Anche se la BNS cerca di comunicare un contesto privo di attriti nella definizione della politica, sospettiamo che le cose siano più complicate. Il bilancio mastodontico della banca centrale è diventato motivo di preoccupazione e una maggiore esposizione sul forex (anche convertendosi alle azioni) non è una certezza. D’altro canto, i tassi d’interesse negativi danneggiano banche e risparmiatori, alimentando il momentum rialzista dei prezzi immobiliari (sottolineato nel comunicato). Con l’inversione della normalizzazione della politica monetaria globale e l’aumento dei rischi macro-economici, il CHF continuerà a essere molto richiesto.