Il coronavirus eclissa gli utili buoni, Fed morbida. Euro e sterlina in difficoltà

By Ipek Ozkardeskaya

La seduta di mercoledì è stata contrassegnata da un avvio positivo dei mercati azionari USA, che poi però hanno chiuso piatti, perché le rinnovate apprensioni sul coronavirus hanno schiacciato sia gli utili sorprendentemente positivi di alcuni giganti americani come Tesla, Microsoft e General Electric, sia il comunicato accomodante della Federal Reserve (Fed).

La Fed ha mantenuto invariati i tassi d’interesse, nella fascia compresa fra l’1,50% e l’1,70%, apportando una modifica tecnica, come da previsioni, al tasso sulle riserve in eccesso, e ha detto che per il momento la politica monetaria è “appropriata”. Appropriata, sì, ma l’inflazione che rimane ostinatamente sotto l’obiettivo sembra infastidire il presidente della Fed Jay Powell; irritazione che è stata ufficializzata con il declassamento della spesa delle famiglie da “forte” a “moderata”. C’è inoltre l’impatto ancora ignoto della diffusione del coronavirus su domanda e attività. È dunque comprensibile che la Fed preferisca la cautela. So dovessimo definire la posizione della Fed dopo la decisione di mercoledì, la definiremmo certamente “accomodante”.

Gli investitori si sono spostati dall’azionario ai titoli del Tesoro USA, facendo scendere il rendimento dei decennali ai minimi da ottobre.

Il Nikkei ha ceduto un altro 2%. A Taiwan (-5,75%) le azioni si sono sfracellate durante la prima seduta dopo la chiusura per il Capodanno lunare. L’Hang Seng è crollato del 2,95%, perché le apprensioni per il coronavirus si sono aggiunte al cocktail, già esplosivo, di turbolenze politiche e rallentamento dell’attività a Hong Kong.