Negli ultimi tre mesi il rand sudafricano (ZAR) ha subito un deprezzamento impressionante. La riunione di politica monetaria di luglio e il declassamento del rischio di credito deciso da Moody’s a causa dei rischi crescenti legati al deficit fiscale, oltre ai timori di guerra commerciale che hanno innescato una flessione dello CNY, hanno reso lo ZAR una delle valute dei mercati emergenti con l’andamento peggiore. Anche se per gli investitori il calo dell’inflazione in atto da settembre sosterrebbe l’opportunità di un taglio del tasso sui pronti della banca centrale sudafricana (South African Reserve Bank, SARB), noi siamo più cauti su questa previsione alla luce dell’imminente decisione sul rating in programma il 1° novembre 2019. Inoltre, l’ultimo salvataggio approvato dal parlamento sudafricano per Eskom, l’indebitata società pubblica per l’energia elettrica, potrebbe spingere Moody’s a declassare il credito allo stato di spazzatura, cosa che farebbe aumentare i costi degli interessi per il governo e provocherebbe una considerevole fuga di denaro dal paese. È quindi opportuno considerare un ulteriore calo dello ZAR in seguito alla pubblicazione del resoconto fiscale intermedio che sarà pubblicato il 30 ottobre 2019.

Cresce il rischio di un declassamento del credito da parte di Moody’s, l’ultima agenzia che assegna il cosiddetto “investment grade”, perché la spesa per la società elettrica Eskom, che attualmente fornisce il 95% dell’energia del paese e ha un debito di R450 miliardi ($30 miliardi), sta allargando il deficit fiscale del paese. Oltre al fatto che ciò sta causando estese interruzioni nelle forniture, per cui probabilmente l’economia sudafricana crescerà meno dell’1% (nell’anno fiscale 2019 si stima un tasso pari allo 0,60%), dopo la contrazione tecnica del T1 2019, Eskom dovrebbe ricevere un pacchetto di aiuti finanziari nell’arco di due anni per un valore pari a $4,2 miliardi, oltre all’iniezione di liquidità, nell’arco di 3 anni, di $4,7 miliardi annunciata a febbraio. Rispetto all’obiettivo di deficit fiscale pari al 4,50% annunciato dai legislatori sudafricani, pare che la cifra si attesterà al 6,10%, cosa che darebbe a Moody’s un buon motivo per declassare il debito sovrano. Ciò non avrebbe solo conseguenze gravissime sulle condizioni di rifinanziamento delle autorità sudafricane, ma provocherebbe anche importanti deflussi, stimati intorno ai $7 miliardi, negli investimenti nel debito sudafricano. Anche la diffusione dei dati sull’inflazione di settembre non è rassicurante, infatti i tassi primario e di fondo sono scesi rispettivamente al 4,10% (precedente: 4,30%) e al 4% (precedente: 4,30%), sotto la fascia media del 4,50%. Nonostante l’inflazione sorprendentemente bassa e a patto che non vi sia un ulteriore deterioramento delle condizioni economiche, la decisione della SARB dovrebbe dipendere fortemente dalla valutazione sul rating di Moody’s. In caso di mantenimento dello status quo, a nostro avviso la SARB non dovrebbe intervenire, mantenendo la sua impostazione accomodante e confermando al contempo il suo approccio “dipendente fortemente dai dati”. In tale contesto, lo ZAR dovrebbe continuare a essere agitato.