L'euro è colato letteralmente a picco nei confronti del dollaro, dopo le inattese decisioni della Banca Centrale Europea, che ha rimandato il rialzo dei tassi d'interesse a fine anno, invece che alla prossima estate, e annunciato un nuovo round di aste di liquidità a medio-lungo termine (T-ltro) a partire dal prossimo settembre. Alcuni operatori si aspettavano l'una o l'altra cosa, ma quasi nessuno si attendeva che Francoforte adottasse, già da questa riunione del Direttivo, entrambe le misure. La stance di politica monetaria è stata quindi completamente rivista dalla banca centrale in una ottica molto più dovish e il governatore Mario Draghi è destinato a passare alla storia come il primo governatore a non aver alzato i tassi d'interesse nemmeno una volta nel corso del proprio mandato.

Il perché di queste misure estremamente accomodanti è stato spiegato dallo stesso Draghi nel corso della conferenza stampa che ha seguito la decisione. Il quadro macroeconomico dell'eurozona si è indebolito negli ultimi mesi e l'inflazione continua a rimanere lontana dal tasso obiettivo del 2,0%. Colpa del protezionismo, delle guerre commerciali, della Brexit e del rallentamento della domanda interna. Fatto sta che la salute dell'area euro continua a destare preoccupazioni tra i banchieri centrali, che hanno così deciso di prendere subito delle contromisure incisive.

Che la mossa non fosse attesa dai traders lo si è visto subito, osservando l'andamento dell'eurodollaro immediatamente dopo la pubblicazione del comunicato. Qualche istante prima il rapporto di cambio si trovava sulla soglia dell'1,1307, invariato rispetto all'apertura. Dopo l'annuncio è sceso, in pochi minuti, di circa 50 pips, in attesa del discorso di Draghi. La discesa è proseguita durante la conferenza stampa, fino a toccare il livello minimo dal maggio 2017. La variazione giornaliera è pertanto stata pari a circa 140 pips. Con questo cambiamento drastico di strategia da parte della BCE, difficilmente l'euro potrà recuperare terreno nel breve periodo.