Euro debole

Il report della Banca Centrale Europea, pubblicato ieri, è risultato più "dovish" del previsto. Di Cfx Intermediazioni

Il report della Banca Centrale Europea, pubblicato ieri, è risultato più "dovish" del previsto: gli analisti dell'istituto centrale non prevedono un ritorno della crecita economica prima della secondà metà del 2010, mentre per quanto riguarda l'inflazione si stima che i prezzi non aumenteranno nel medio periodo. Di conseguenza, la BCE ritiene che il livello attuale dei tassi di interesse (1%) sia appropriato; la ripresa sarà graduale e l'inflazione core contunuerà a puntare verso il basso. Per quanto riguarda il credit easing, le aspettative sono per una sterilizzazione automatica dell'eccesso di liquidità che verrà immessa nel sistema. Si sono visti anche in Europa i primi segnali di miglioramento delle condizioni del sitema economico, ma è troppo presto per parlare di punto di svolta. Il dato sulla produzione industriale di aprile è stato decisamente deludente (-1,9% su base mensile, ovvero -21,6% su base annua), la disoccupazione crescerà ancora e il sitema creditizio non ha ancora recuperato la sua piena efficienza. Il Beige Book della Fed ha sostanzialmente messo in luce gli stessi punti: dall'altra parte dell'oceano l'economia resta debole, anche se il declino sta rallentando, sono migliorate le prospettive in diverse aree del Paese, ma per ora non si vedono segnali di ripresa nel breve periodo. La Fed prevede che la ripresa dell'attività economica sarà "lenta, fragile e ancora molto esposta a choc sistemici". Sul mercato valutario le majors hanno oscillato all'interno di canali piuttosto stretti. Il market mover è stata ancora una volta la propensione al rischio degli operatori: il dollaro ha sofferto, lo yen si è indebolito mentre le valute "high yield" hanno guadagnato terreno. Ottima performance in particolare quella della sterlina, che va a chiudere la settimana in area 1.65. Il cable, dopo aver toccato quota 1.58 in concomitanza con il rimpasto di governo, è tornato nuovamente a mettere sotto pressione la resistenza a 1.66, massimo degli ultimi 8 mesi. La diminuzione dell'avversione al rischio, nonchè la stabilizzazione del mercato azionario, l'inversione del trend dei prezzi delle commodities (il petrolio è ritornato al di sopra dei 70 dollari al barile) e le preoccupazioni relative al debito pubblico americano continueranno invece a pesare negativamente sul dollaro. Il G8 non dovrebbe avere implicazioni rilevanti dal punto di vista del Forex, a meno che vengano annunciati nuovi piani di stimolo per l'economia, che andando ad incrementare la fiducia degli addetti ai lavori potrebbero pesare negativamente sul dollaro.