La Fed cambia strategia

By Arnaud Masset

La Federal Reserve USA non ha messo fine al suo ciclo di rialzo dei tassi, si sta semplicemente allontanando dall’approccio che prevede interventi comunicati in anticipo seguito finora. Dopo otto rialzi negli ultimi tre anni, la Fed si trova a un punto di flesso alla luce del rallentamento della crescita globale e dell’indebolimento delle pressioni inflazionistiche. La Fed sta passando da decisioni monetarie comunicate in anticipo a un approccio più spontaneo e basato sui dati. Dal prossimo anno, Jerome Powell terrà otto conferenze stampa, rispetto alle quattro di quest’anno.

Gli investitori sono sempre più negativi sull’inflazione. Il tasso d’inflazione di pareggio a 2 anni è calato più di 50 punti base, all’1,285% in meno di due mesi. In questo contesto, l’attenzione degli investitori si sta spostando verso le banche centrali e, più in particolare, la Banca Centrale Europea, che dovrebbe mettere fine al suo programma di allentamento quantitativo entro la fine dell’anno. L’EUR/USD è rimbalzato, stabilizzandosi intorno a 1,14 negli ultimi giorni. Manteniamo la nostra impostazione rialzista sull’EUR/USD, ma bisognerà tenere d’occhio i negoziati in corso sulla Brexit e lo scontro fra Italia e UE.

Il dato core di ottobre sulla spesa per i consumi personali – il barometro sull’inflazione preferito dalla Fed – è sceso all’1,8% su base annua, a fronte dell’1,9% previsto e dell’1,9%, cifra rivista al ribasso relativa al mese precedente. Non è solo l’inflazione a deludere. La scorsa settimana, l’Economic Surprise Index (l’indice sull’effetto sorpresa dei dati macro rispetto alle attese dei mercati) è diventato negativo per la prima volta dall’ottobre del 2017.