L'ipotesi sempre più concreta che l'amministrazione Biden metta in atto maggiori stimoli fiscali potrebbe  modificare la politica monetaria della Fed con conseguente rialzo dei tassi di interesse prima del previsto. Tale circostanza permette al dollaro di recuperare terreno nei confronti delle principali valute, a discapito della moneta unica.

Ecco il punto della situazione dal punto di vista tecnico.

Forex: frena la corsa della moneta unica

Pausa di riflessione per la moneta unica nei confronti del dollaro. Eur/Usd arretra dai massimi di periodo toccati a quota 1,2350, invertendo la rotta dopo aver disegnato un “tweezer top” a contatto con un ostacolo tecnico determinante. In area 1,2350 transita infatti il limite superiore del canale proiettato a partire da quello che sale dai minimi di inizio 2020 (determinato con il metodo del raddoppio del canale). La presenza del "tweezer top" a ridosso dei massimi da oltre due anni potrebbe segnalare un esaurimento del propellente necessario per proseguire il rialzo verso il target a 1,25, massimi di inizio 2018. Discese sotto area 1,2140 farebbero invece temere l'avvio di una correzione di tutto il rialzo partito a novembre verso quota 1,20 almeno.

Eur/Gbp senza direzione nell'era post-Brexit

L’accordo sulla Brexit non ha sciolto tutti i nodi ed Eur/Gbp si muove tra i primi supporti in area 0,8870/0,89 circa, minimi allineati di giugno, agosto e novembre, e ostacoli a 0,915/0,92. La tenuta dei supporti si dimostrerà strategica per la definizione dello scenario futuro: reazioni da questi livelli dovranno essere repentine e capaci di riportare i prezzi al di sopra di area 0,91 per essere rilevanti. Probabile in tal caso un nuovo confronto con gli ostacoli a 0,92, oltre i quali le prospettive potrebbero migliorare sensibilmente per target a 0,9290 (top di settembre, ed eventualmente a 0,95, massimi di marzo. Se invece area 0,8870 dovesse cedere sotto il peso delle vendite, si aprirebbero spazi di discesa verso i minimi di aprile a 0,8680.

Eur/Jpy si scontra con ostacoli determinanti

La moneta unica non riesce a stabilizzarsi sopra quota 127,00, massimo di inizio settembre e trend line che scende dai massimi di fine 2014, rinviando almeno per il momento le ambizioni di crescita di medio lungo termine. Solo la rottura decisa di area 127/127,50 creerebbe le premesse per invertire il movimento ribassista degli ultimi anni spianando la strada a obiettivi in prima battuta a 130 circa, poi fino a 133 circa (massimi toccati nel settembre 2018). La flessione delle ultime due sedute fa dunque temere che sia già in atto un deterioramento della struttura grafica di breve termine, con conseguente ritorno verso i supporti in area 126,00. Con un orizzonte temporale più ampio, solo l’eventuale violazione di area 124,50/125,00, potrebbe però generare un pericoloso segnale ribassista che costringerebbe ad archiviare le speranze di crescita della moneta unica.

(Claudia Cervi)