I dati cinesi sui contagi da coronavirus non sembrano quadrare e hanno sollevato più di un sopracciglio nella comunità scientifica.

Come segnalato ieri i dati sui contagi nel COVID-19 sono aumentati in modo significativo sul giorno precedente aumentando così le perplessità dei medici sull’effettiva capacità di Pechino di fornire dati affidabili. Se infatti l’aumento dei contagi sembra legato al nuovo metodo di calcolo, i dati appaiono comunque parziali e condizionati ai casi effettivamente accertati. In sostanza, in assenza del materiale per fare il test o di un’analisi della condizione del paziente, il dato non verrebbe registrato.

Intanto arrivano le prime indicazioni sui dati cinesi per il mese di gennaio dove le vendite di veicoli sembrano in calo di circa 20 punti percentuali. Il dato sembra così allinearsi con le stime dell’OPEC sulla contrazione della domanda cinese di greggio per effetto della crisi da coronavirus.

La commissione europea ieri ha mantenuto stabili le proiezioni di crescita. Il PIL dell’area euro è atteso al 1.2% sia per il 2020 che per il 2021. Sul fronte crescita influiscono la debolezza relativa della moneta unica, l’instabilità politica in Germania e la domanda cinese in calo. Nel bollettino economico traspare come positivo il rasserenamento raggiunto con l’accordo USA Cina sul commercio, mentre il coronavirus continua a rappresentare un rischio globale. Anche le prospettive di inflazione sembrano migliorare. Il dato sulla dinamica dei prezzi è atteso al 1.3% nel 2020 per salire al 1.4% nel 2021.

Mercati

La sessione asiatica ha fatto registrare nella notte risultati ancora contrastati e alla ricerca a di nuove misure di stimolo da parte della Cina. Shanghai chiude in positivo dello 0.4% e in recupero dalla giornata precedente interessata dalla pubblicazione dei dati sull’aumento dei contagi. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo cede lo 0.60% sulle dichiarazioni del ministro dell’economia Nishimura su una possibile debolezza del PIL nel quarto trimestre del 2019.