Gli sviluppi recenti hanno messo in una posizione difficile i partecipanti al mercato, indecisi su cosa prevarrà fra guerra commerciale sino-americana, notizie dal fronte geopolitico o pubblicazione dei verbali della Fed, il tutto mentre si assiste a un indebolimento dell’attività economica. In tale contesto, perdura la richiesta di lingotti d’oro, che rimane sopra la fascia dei 1.500 dollari, e dovrebbe rimbalzare nel caso di progressi limitati nei negoziati commerciali che iniziano domani. Nel frattempo, l’imminente diffusione dei verbali del FOMC potrebbe consentire un rimbalzo del biglietto verde, se l’impostazione accomodante della Fed risultasse meno marcata di quanto stimato dai mercati, che si aspettano un taglio del tasso a ottobre.

Dall’inizio della scorsa settimana, sull’USD pesano le preoccupazioni per un rallentamento della crescita economica negli USA, dopo la diffusione di indici deludenti riferiti all’attività delle imprese, nel settore manifatturiero e non-manifatturiero, da parte dell’Istituto per la Gestione delle Forniture (ISM), perché si sono moltiplicate le speculazioni su una nuova sforbiciata del tasso dalla Fed, dopo i due tagli dello 0,25% di luglio e settembre. Tuttavia, anche se le probabilità implicite di un taglio del tasso sono aumentate dal 72,90% della scorsa settimana all’82,20% attuale, i verbali della Fed potrebbero ingannare gli investitori, perché i segnali di una forte divisione fra i banchieri (tenete presente che solo sette dei 17 banchieri avevano preso in considerazione un terzo allentamento del tasso alla riunione di settembre) potrebbero spingere gli analisti a ridimensionare le previsioni per la riunione del 30 ottobre 2019. I membri della Fed dovrebbero invece annunciare la ripresa degli acquisti di bond nel prossimo futuro. Sul fronte commerciale, i negoziati a livello ministeriale si preannunciano tesi, dopo che il Dipartimento di Stato ha annunciato che limiterà i visti per alcuni funzionari cinesi e proibirà alle società cinesi che si occupano di intelligenza artificiale di acquistare prodotti da imprese USA senza previa autorizzazione del governo USA. Oltre all’aumento, dal 25% al 30%, dei dazi su merci importate dalla Cina per un valore di $250 miliardi a partire dal 15 ottobre 2019, potrebbero farsi più insistenti le voci di possibili restrizioni sui flussi di capitale verso la Cina, che inizialmente riguarderebbero i fondi pensione governativi USA, sviluppo che provocherebbe turbolenze sugli asset dei mercati emergenti.