La sterlina è scesa ieri ai minimi di due anni nei confronti del dollaro a 1,244 e contro l'euro, scambiato a 1,1108. Il motivo della discesa del pound è legato a due fattori principali: i timori legati all'andamento dell'economia reale, con il Regno Unito che potrebbe entrare in recessione nel corso del secondo trimestre dell'anno e le paure legate alla Brexit. Su questo secondo punto, in particolare, tra i ForEx traders sembra essersi formata una credenza negativa, denominata il "Boris Johnson effect" che fa andare short di sterlina gli investitori ogni qualvolta il nome del candidato di punta del partito Conservatore alla premiership si esprime sull'uscita del Regno Unito dal blocco.

In particolare, i traders puniscono l'idea espressa più volte dall'ex ministro degli esteri di voler a tutti i costi uscire dall'Unione Europea entro il prossimo 31 ottobre. David Bloom, capo stratega valutario di HSBC ha dichiarato ieri a Bloomberg che la Sterlina potrebbe perdere un altro -15,0% nel caso il Regno Unito dovesse davvero uscire dal blocco, scendendo addirittura sotto la soglia dell'1,10 contro il dollaro.

Più preoccupante è la regola del pollice che i traders hanno assegnato alla figura di Boris Johnson, la cui sola apparizione ormai ingenera uno short generalizzato contro la valuta britannica. Una sorta di codice di comunicazione non scritto grazie al quale molti trader speculativi guadagnano nel breve periodo. Più che ai dati macroeconomici, comunque importanti, i trader farebbero meglio a disegnare le loro strategie di trading in funzione del numero di apparizioni e dichiarazioni del frontrunner dei Tories.