Questa mattina è stata una doccia fredda quella che ha svegliato gli operatori europei dopo una sessione di contrattazioni a Wall Street al sincopalma. La peggiore seduta settimanale dalla grande crisi del 2008 si è abbattuta sui mercati di tutto il mondo.

Oltre quattro punti percentuali di perdite sulle principali borse americane per effetto della paura da coronavirus. L’indice S&P500 ha perso più di 130 punti chiudendo a -4.42% come il DOW Jones che di punti ne ha persi 1190. Più pesante l’indice dei tecnologici NASDAQ che chiude la sessione a -4.61%.

Non difforme la sessione asiatica con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che cede il 3.67%, in linea con Shanghai a -3.57% e Hong Kong che perde meno chiudendo a -2.42%.

In Europa le contrattazioni fanno registrare forti vendite. Il DAX di Francoforte dopo le prime battute di contrattazioni segna -4.20%, Milano -3.22%, Londra -3.65% e Parigi -3.73%.

I mercati si avviano a chiudere la settimana nella paura che il contagio da coronavirus possa portare a forti ridimensionamenti dell’attività economica. A nulla sono servite le parole rassicuranti del presidente americano Donald Trump sul fatto che è possibile mantenere la pandemia sotto controllo. Il panic selling ha interessato tutte le borse mondiali e rischia di propagarsi ulteriormente nella prossima settimana prima di andare a testare i minimi di una possibile area di consolidamento.

Il panico legato alla diffusione del coronavirus potrebbe aver rappresentato solo il casus belli di una discesa che nei fatti era attesa da parecchio tempo.

Con la prospettiva di trimestrali su cui aziende anche molto prominenti come Apple avevano già suonato il profit warning, i mercati avevano necessità di riallineare le quotazioni ai fondamentali. Tuttavia in un clima guidato al rialzo dall’enorme liquidità messa a disposizione dalle banche centrali tale riallineamento sembrava impossibile, fino a questa settimana.