La conference call di ieri tra banchieri centrali e ministri delle finanze del G7 ha inizialmente deluso gli operatori elencando impegni senza linee d’azione concrete.

Ci ha pensato la FED nel primo pomeriggio a movimentare le acque con un taglio d’emergenza di mezzo punto percentuale dei tassi d’interesse. L’istituto centrale americano ha giustificato con i rischi della diffusione del coronavirus la mossa inaspettata. Tuttavia più di una voce ha fatto registrare come in realtà la mossa sarebbe stata dettata da una certa condiscendenza verso i mercati e sotto la pressione del presidente americano Donald Trump.

Il mercato ha reagito in modo piuttosto violento inizialmente invertendo totalmente la progressione ribassista, poi stornando nuovamente verso il basso.

Mercati

Nonostante il taglio dei tassi, la reazione di Wall Street è stata negativa. Dopo un iniziale rialzo i listini USA sono stati interessati da una pesante correzione. Il DOW Jones ha chiuso a -2.94%, il NASDAQ a -2.99% e l’indice S&P500 a -2.81%.

Già a partire dalla notte si è iniziato a registrare un consolidamento forse spinto dai risultati del Super Tuesday che ha incoronato il candidato democratico Joe Biden.

La sessione asiatica ha visto infatti un ripido recupero verso il territorio positivo vedendo tutti i principali listini col segno più. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo ha chiuso a +0.08%, Hong Kong a +0.17%, mentre più forte Shanghai a +0.63% grazie anche al ritorno alle attività dei cinesi.

L’avvio di sessione europea non vede particolare giovamento questa mattina anche in attesa di vedere le mosse della BCE sul tema Coronavirus.