I segnali contrastanti dovrebbero frenare il potenziale di apprezzamento del petrolio greggio, i dati sul lavoro USA dovrebbero infatti dare una spinta al biglietto verde. Nel frattempo, l’incertezza sul previsto rinvio dell’entrata in vigore, il 15 dicembre 2019, dei dazi USA su prodotti cinesi per $156 miliardi dopo l’atto di buona volontà della Cina, che ha esentato dai dazi le importazioni di semi di soia e carne suina USA, confonde i partecipanti al mercato. La riunione del gruppo OPEC+ a Vienna dovrebbe portare a un ulteriore taglio della produzione pari a 500.000 barili al giorno, oltre agli attuali obiettivi di diminuzione dell’offerta, mentre la proroga oltre marzo 2020 dovrebbe essere definita durante un incontro futuro. Ecco perché il potenziale di apprezzamento del greggio dovrebbe diminuire dopo il progresso dell’ottava corrente, anche perché la prossima settimana l’offerta pubblica iniziale (IPO) della saudita Saudi Aramco dovrebbe occupare le prime pagine.

La riunione dell’OPEC dovrebbe concludersi con un ulteriore taglio, dagli attuali 1,2 milioni di barili al giorno, dopo che il dato dell’EIA sulle scorte di greggio ha mostrato un calo di 4,9 milioni di barili (precedente: +1,6 milioni) per la settimana conclusasi il 29 novembre 2019, prima flessione da cinque settimane e calo più marcato degli ultimi tre mesi. Sulla scia dell’escalation delle tensioni in Iran, in un contesto di crescenti minacce politiche, e visto che il Pentagono starebbe valutando il potenziale invio di migliaia di soldati nella regione, il prossimo anno gli eventi geopolitici dovrebbero sostenere l’oro nero. Sulla stessa falsariga, l’IPO di Saudi Aramco (quota di partecipazione 1,50%), che dovrebbe restare aperta esclusivamente a investitori istituzionali del paese e retail, e aver luogo l’11 dicembre 2019, dovrebbe raccogliere in totale $25,6 miliardi (32 riyal sauditi o $8,53 per azione), superando il record detenuto dal gruppo Alibaba, pari a $25 miliardi. La valutazione di mercato del maggiore produttore mondiale di petrolio si attesterebbe dunque a $1,7 mila miliardi, cifra inferiore ai $2 mila miliardi stimati dal regno saudita.