Brexit: oggi sarà attivato l’Articolo 50

di Yann Quelenn

Nove mesi dopo il voto sulla Brexit, Theresa May darà finalmente inizio al processo di uscita, attivando l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona. A mezzogiorno May parlerà di fronte alla Camera dei Comuni. Alle 13:30 sarà consegnata una lettera a Donald Tusk. I negoziati dovrebbero durare almeno due anni, anche se nel frattempo il Regno Unito continuerà a beneficiare di molti accordi bilaterali.

Ieri sera la sterlina è scesa da 1,2460 a 1,2380 contro il dollaro. A nostro avviso, i mercati sono ancora troppo pessimisti sulla situazione del Regno Unito. Di recente i dati economici hanno mostrato un miglioramento, anche se crediamo che nel medio termine la sterlina tornerà ad apprezzarsi. È evidente che, con le loro profezie apocalittiche, gli economisti hanno mancato il bersaglio e, ironicamente, è proprio il pessimismo del mercato a sostenere l’economia britannica, facendo aumentare la competitività delle sue esportazioni.

Ora che la Brexit è ufficiale, le domande riguarderanno la natura e il tono dei negoziati. 27 controparti devono accettare e acconsentire ai termini del Regno Unito, e per ognuna di queste condizioni ciascun paese avrà potere di veto. Ecco perché è cosi difficile, in generale, una rinegoziazione dei trattati. Ci sembra pertanto che la promessa di rinegoziare i trattati sia un po’ truffaldina.

Sale la pressione sul petrolio

Sebbene stia aumentando il sentiment negativo nei confronti del petrolio, crescono gli indizi di una tendenza al rialzo del rischio. Ian Roper Taylor, CEO di Vito, il maggiore trader di petrolio al mondo, ha espresso sostegno verbale ai tagli alla produzione dell’OPEC. La notizia ha spinto il greggio a 49 USD, leggermente sopra il massimo del canale laterale di breve termine. Inoltre, la Libia ha avuto delle interruzioni alla fornitura, risultate nella perdita di circa 140 mila barila al giorno. I paesi OPEC e non-OPEC avrebbero poi intenzione di prorogare i tagli alla produzione di sei mesi. La riduzione di dicembre, pari a 1,8 mld di barili al giorno, non è riuscita a compensare il disequilibrio domanda/offerta (il taglio alla produzione dovrebbe essere stato rispettato al 94%) e altre nazioni (specie gli USA) hanno colto l’opportunità. Il greggio front-month è salito a 50$ al barile, per poi scendere rapidamente con l’entrata in gioco dei produttori di petrolio di scisto USA (si prevede che la produzione di greggio negli USA raggiungerà i massimi da dieci anni). Il fallimento dell’attuale taglio alla produzione è servito da campanello d’allarme per l’OPEC. La bozza del comunicato indica che le nazioni stanno lavorando insieme per raggiungere una soluzione, così da far salire ulteriormente i prezzi. I mercati si sono concentrati sui bassi costi di produzione dello scisto e su nuovi prodotti dal Brasile e dal Canada, ma la forza dominante rimane l’OPEC.