Le valute emergenti stanno scrollandosi di dosso la loro fase di torpore sui mercati, uscendo da una lunga serie di perdite subite contro il dollaro, per effetto dell'attuale stance più accomodante della Federal Reserve e alla debolezza del biglietto verde. Nell’ultimo mese del primo trimestre, il quadro per le valute emergenti è enormemente cambiato rispetto a quello del 2018, quando la Federal Reserve era decisamente più aggressiva nella conduzione della sua politica monetaria e le banche centrali dei paesi emergenti si erano affrettate ad aumentare i tassi di interesse per preservare gli investimenti diretti esteri e la loro forza valutaria.

La maggior parte delle valute emergenti sta guadagnando terreno nei confronti del dollaro e ha possibilità di apprezzarsi ulteriormente, ora che il panorama dei tassi di interesse negli Stati Uniti è più indulgente nei confronti delle economie in via di sviluppo e della loro capacità di attrarre l'interesse per le asset class domestiche. A partire dalla rupia, la drammatica caduta della valuta indonesiana, verificatasi tra luglio e novembre 2018, aveva costretto la banca centrale indonesiana ad alzare aggressivamente i suoi tassi al 6,0%. Al suo apice, il dollaro è salito a un massimo di 15.265. Negli ultimi mesi, la volatilità si è leggermente stabilizzata e la rupia è riuscita a mantenere un andamento più stabile con il governo indonesiano che ha cercato di attirare l'interesse degli investitori alla ricerca di rendimenti interessanti.

Passando allo yuan, questo si è deprezzato fortemente nel 2018, ma quest'anno sembra voler recuperare terreno. Più o meno nello stesso periodo in cui la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è esplosa, nell'estate del 2018, il dollaro è balzato contro lo yuan, che ancora risente del post-burn nel primo trimestre.