Prosegue la fase di panic selling in Asia dove nella notte la seduta di contrattazioni ha restituito un quadro a tinte ancora fosche per effetto della diffusione del coronavirus in Cina e in tutta la regione. La conta delle vittime raggiunge quota 100 in un contesto in cui Pechino cerca disperatamente di arginare la diffusione e gli altri paesi, tra cui spiccano Giappone e Stati Uniti, organizzano voli per riportare in patria i propri cittadini.

Nel contesto in cui si è sviluppata l’epidemia annebbiato dalla censura e reticenza del governo cinese, si sono susseguite voci e smentite più o meno allarmistiche sulla reale portata del problema che hanno contribuito a confondere ancora di più gli operatori.

Anche le ripercussioni economiche del rallentamento dei viaggi, del commercio e delle attività umane iniziano ad essere prezzate nelle quotazioni dei mercati. La chiusura di Wall Street ha visto i principali indici in rosso di oltre un punto e mezzo, mentre la sessione asiatica fa registrare questa mattina risultati pesanti. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo in discesa di mezzo punto percentuale a -0.55% seguito da Hong Kong a -1.11%, mentre affonda ancora Shanghai che perde oltre quasi tre punti percentuali attestandosi a -2.75%.

Insieme all’allarme per il rallentamento delle attività economiche i contratti legati all’energia consolidano in questo avvio di settimana i ribassi iniziati ancora ad inizio anno. Il WTI quota in avvio di contrattazioni in Europa poco più di 53 dollari al barile, mentre il Brent, il contratto di riferimento a livello mondiale, si attesta intorno ai 58.3 dollari al barile.