La sterlina si è avvicinata ai minimi degli ultimi 6 mesi contro l'euro nella giornata di ieri, scendendo fino a quota 1,1141, sull'onda delle notizie relative alla Brexit, che vedono l'ex ministro degli esteri Boris Johnson sempre più accreditato alla successione di Theresa May come leader del partito conservatore. Una eventualità che non piace proprio ai traders, soprattutto per via delle note posizioni da brexiteers di Johnson, il quale ha più volte lasciato intendere come potrebbe accettare, in assenza di un accordo condiviso con la UE, favorevole in ogni caso al Regno Unito, anche un no deal Brexit. Uno scenario che gli analisti prefigurano come estremamente avverso all'economia britannica e alla sterlina ma che vede il presidente degli Stati Uniti Donald Trump come principale sostenitore.

Anche il governatore della Bank of England Mark Carney ha oggi sottolineato nuovamente i rischi di una uscita senza accordo, affermando davanti ai membri del parlamento di Westminster che la banca centrale potrebbe essere costretta ad intraprendere nuove misure, nel caso di una Brexit di questo tipo. In precendenza, però, Carney aveva dichiarato anche che la BOE è pronta ad alzare i tassi d'interesse in caso di una "smooth" Brexit. Dichiarazione che aveva fatto salire immediatamente il GBPEUR di circa 40 pips. La risalita è stata però soltanto momentanea. Subito dopo, infatti, la sterlina è tornata a scendere verso il valore di apertura di 1,1160. Con un mood di mercato decisamente orientato al downside, è possibile che già nelle prossime ore il pound scenda al si sotto dei minimi semestrali.