La sterlina resiste alla Brexit

By Vincent Mivelaz

La nomina di Boris Johnson a primo ministro britannico non è stata evidentemente vantaggiosa per la sterlina (GBP/USD: -3% dalla nomina), che è scesa costantemente fino a crollare ai minimi da decenni contro le valute principali. Neanche il recente calo di dati economici chiave, fra cui la flessione delle tanto attese cifre sul PIL riferito al secondo trimestre, è stato di grande aiuto. Al ritorno dalle ferie estive dei parlamentari britannici, il 3 settembre 2019, il neoeletto premier dovrà affrontare un voto di sfiducia, volto a tutelare il Regno Unito da una Brexit dura. Nel frattempo il partito liberal-conservatore al potere in Irlanda, Fine Gael, ha confermato che intende mantenere così com’è l’accordo sul backstop con l’UE, in modo che i negoziati proseguano senza intoppi. Martedì gli investitori monitoreranno con attenzione i dati sul lavoro nel Regno Unito, come pure l’inflazione il giorno dopo.

Come suggerito dalla riunione di politica monetaria del 1° agosto della Banca d’Inghilterra (BoE), che ha deciso di mantenere il tasso di riferimento fermo allo 0,75%, l’economia dovrebbe crescere con meno vigore, sebbene la BoE non preveda shock dovuti alla Brexit, ovvero dell’1,30% nel 2019/2010 rispetto all’1,50% e all’1,60% precedenti, pertanto un calo significativo. La pubblicazione delle cifre sul PIL riferite al T2 puntano a conclusioni simili; l’indice annuo si è attestato all’1,20% (precedente: 1,80%) e quello su base trimestrale è entrato in territorio di contrazione, in calo del -0,20% (precedente: 0,50%). Neanche gli indicatori riferiti a giugno sono incoraggianti; la produzione industriale si è attestata al -0,60% (precedente: 0,50%), la produzione manifatturiera è scivolata del -1,40% (precedente: -0,20%), c’è stato invece un miglioramento della bilancia commerciale (GBP -7 miliardi; precedente GBP -10,7 miliardi). Nel complesso, nonostante l’ottimismo per la volontà dei parlamentari britannici di piegare la promessa della Brexit “a tutti i costi” del premier Boris Johnson, cacciandolo o costringendolo a una proroga della Brexit, pare che la situazione nel paese sia tutt’altro che rosea.