Ultimamente la moneta unica ha tenuto abbastanza bene, nonostante gli shock interni, inclusi la spaccatura del governo italiano, le notizie sulla Brexit o i dati economici deludenti dalle maggiori economie del mercato unico. A questo proposito, le turbolenze globali, sul fronte politico ed economico, continuano a pesare come un macigno sull’economia tedesca, che di recente ha diffuso una serie di cifre negative e mercoledì dovrebbe pubblicare dati sul PIL deludenti. La situazione rimane dunque piuttosto cupa per il mercato unico, perché le tensioni commerciali fra gli USA e la Cina non sembrano attenuarsi, e i negoziati, che inizialmente dovevano riprendere settembre, potrebbero essere annullati. In generale, sembra che vi siano numerosi argomenti a favore di un ulteriore deprezzamento dell’EUR, ma, nel breve termine, anche l’IPC USA di luglio dovrebbe giocare un ruolo importante.

I dati pubblicati di recente in Germania confermano che la recessione è sempre più vicina. La produzione industriale tedesca, che si è attestata al -5,20% a giugno, punta ai minimi del novembre 2009; si tratta di una flessione ulteriore dell’1,50% rispetto al mese precedente, a conferma che si fa sentire l’impatto dell’attuale crollo degli scambi commerciali. Analogamente, il PMI manifatturiero riferito al mese di luglio prosegue la sua tendenza ribassista, verso i 43,2 punti, in territorio negativo dal gennaio 2019. Sul fronte commerciale, la situazione è allarmante: a giugno esportazioni ed importazioni su base annua sono calate rispettivamente dell’8%, flessione più marcata dalla metà del 2016, e del 4,40%. In tale contesto, anche i dati di domani sul PIL del T2 dovrebbero deludere e confermare un rallentamento allo 0,10% (precedente: 0,70%) su base annua e al -0,10% (precedente: 0,40%) su base trimestrale, mettendo in discussione le previsioni di crescita del governo tedesco, pari allo 0,50% per il 2019, che saranno probabilmente riviste leggermente al ribasso. Nel frattempo, lo spazio di manovra della fragile coalizione di governo tedesca è limitato, perché il meccanismo tedesco del “freno al debito” (“Schuldenbremse”) permette solo un aggiustamento annuo del deficit dello 0,35% del PIL, che vale poco più di EUR 11 miliardi, una cifra irrisoria alla luce delle imminenti sfide che dovrà affrontare il paese entro il 2020, se nel frattempo le prospettive globali non miglioreranno. La forte dipendenza dagli scambi con l’estero dell’economia tedesca non rappresenta ancora un caso isolato, ma conferma che i principali paesi dell’Eurozona continuano a essere in difficoltà; ciò significa che al momento c’è poco potenziale al rialzo per la moneta unica, senza considerare il poco margine d’azione della BCE in fatto di allentamento monetario.