Sulla scia delle rinnovate tensioni commerciali, si diffonde l’avversione al rischio

By Arnaud Masset

Mercoledì l’azionario asiatico è sceso in modo generalizzato, dopo che Donald Trump ha annunciato dazi per altri $200 miliardi sulle importazioni dalla Cina. Il Nikkei 225 ha ceduto l’1,19%, scendendo a 21.932 punti, e anche le azioni cinesi hanno accusato il colpo generato dalle vendite. L’indice Shanghai Composite è sceso dell’1,76%, mentre lo Shenzhen Composite, ad alto tasso di titoli tecnologici, è scivolato dell’1,96%. Le borse europee hanno seguito a ruota, spostandosi in territorio negativo. Il DAX tedesco ha già perso più dell’1%, l’Eurostoxx 50 lo 0,85%, mentre l’SMI ha ceduto l’1%.

L’amministrazione Trump ha reso nota una nuova lista – che include un’ampia gamma di prodotti che vanno dalle batterie per le auto elettriche ai climatizzatori – di prodotti cinesi su cui saranno imposti dazi del 10%. La lista non è ancora definitiva e dovrebbe entrare in vigore a settembre. La Cina ha già definito i dazi “completamente inaccettabili” e ha promesso misure di rappresaglia di pari valore.

Sul forex, l’annuncio ha innescato una reazione di avversione al rischio che si è tradotta in un’ondata di vendite sulle valute dei mercati emergenti e in un diffuso apprezzamento del dollaro USA. Divise ritenute rifugi sicuri, come il franco svizzero e lo yen giapponese, hanno per lo meno tenuto. Nel comparto delle valute dei paesi emergenti, il rublo russo e la lira turca hanno sofferto più di tutti, ciascuna in calo dello 0,50%. Lo yuan cinese è scivolato dello 0,48%, la coppia USD/CNH è salita a 6,6815. Anche le valute dei paesi che dipendono dalle esportazioni hanno accusato il colpo. Il dollaro australiano è sceso più di tutte le valute G10, perdendo lo 0,65% e calando a $0,7410.