A parte le questioni specifiche delle singole regioni (paesi), sono tre i rischi che si frappongono a tale visione ribassista del dollaro - spiega Vasileios Gkionakis -. Innanzitutto, è possibile che gli incentivi fiscali negli Stati Uniti si protraggano più a lungo del previsto, prolungando il tema della divergenza di crescita. Vi è inoltre una possibilità (correlata ma debole) di una netta accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti, spingendo la Fed a procedere a un inasprimento più aggressivo e quindi scatenando un nuovo ampliamento dei differenziali dei tassi tra Stati Uniti e resto del mondo. Infine, un importante shock negativo per la crescita mondiale (per es. a causa di una netta escalation delle frizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina) comporterebbe una “fuga verso la sicurezza” degli investitori sospingendo al rialzo lo USD rispetto a una serie di valute ad alto rendimento e sensibili ai cicli.

In base allo scenario disegnato da Vasileios Gkionakise nello spazio del G10, la nostra selezione delle valute preferite è presentata di seguito in forma sintetica:

EUR/USD: rialzista

La valutazione non dovrebbe costituire un forte elemento favorevole, ma la valuta unica dovrebbe trarre vantaggio (i) dalla conclusione degli acquisti di attivi da parte della BCE; (ii) dal rimbalzo della crescita nazionale sulla scia delle robuste dinamiche della domanda regionale; (iii) dal ritorno degli afflussi di portafoglio (in parte a causa dell’interruzione da parte della BCE dell’esclusione degli investitori stranieri dal mercato obbligazionario); (iv) dalle prospettive del futuro inasprimento della politica monetaria da parte della BCE in un momento in cui la Fed si avvicinerà alla fine del ciclo rialzista; e (v) dalla debolezza generalizzata del dollaro.