Nel terzo trimestre del 2020 lo yuan ha registrato una crescita del 3,7% nei confronti del dollaro Usa. Si tratta della migliore performance dall'inizio del 2008, quando la combinazione dei timori per i mercati finanziari Usa (alle prese con la bolla dei mutui subprime che sarebbe culminata in settembre con il crac di Lehman Brothers) e dell'impennata degli investimenti a stimolo dell'economia da parte di Pechino aveva sostenuto il rafforzamento della valuta cinese.

La Federal Reserve interviene sull'inflazione e quindi sul dollaro

I guadagni degli ultimi tre mesi, invece, nascono da una serie più ampia di fattori. Il più recente è frutto della decisione della Federal Reserve (Fed) di passare a nuovi obiettivi per l'inflazione (un tasso medio del 2% per un periodo di tempo indeterminato invece del 2% fisso che avrebbe automaticamente portato all'aumento del costo del denaro). Cambio di passo che ha indebolito il biglietto verde. Per gli analisti inoltre è prevedibile che la capacità di reazione all'impatto dell'epidemia di coronavirus dimostrata dall'economia cinese contribuisca ulteriormente alla forza della sua valuta. Per il Pil della Cina si stima una crescita del 2% nell'intero 2020, tasso risibile per la locomotiva di Pechino (che con un'espansione del 6,1% aveva già segnato nel 2019 il progresso più debole dal 1990) ma che arriva nel pieno della recessione causata dal Covid-19 (per gli Usa, non a caso, si attende una contrazione del Pil del 6,1% quest'anno).

Pechino diventa protagonista anche nel mercato dei bond

E se i recenti dati macroeconomici confermano la resilienza della Cina, c'è un ulteriore fattore da considerare, riporta MarketWatch. Pechino sta crescendo negli indici obbligazionari globali, grazie all'allentamento delle rigide regole da parte dello Stato. Settimana scorsa la Cina è stata inclusa nel Ftse World Government Bond e, sempre secondo MarketWatch, i bond dell'ex Celeste Impero rappresentano il 5,3% del Bloomberg Global Aggregate Bond Index e il 9,4% dell'indice obbligazionario di Jp Morgan per i mercati emergenti. Proprio per gli analisti di Jp Morgan l'inclusione dei titoli di Stato cinesi nell'indice obbligazionario benchmark globale, ampiamente utilizzato per esempio dagli investitori giapponesi, potrebbe garantire 10 miliardi di dollari flussi mensili nei mercati del debito cinese già a partire da questo mese.

(Raffaele Rovati)