Recensione Gungrave G.O.R.E.: un piacevole throwback ai tempi di PS2

Le aspettative degli appassionati nell’approcciarsi a Gungrave G.O.R.E. erano focalizzate su un titolo che si sarebbe staccato dalle dinamiche di moda oggi: niente infinite sidequests, niente collezioni, un gioco finito. Obiettivo raggiunto?

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Gungrave G.O.R.E.: un gioco d’azione il cui principale perk era quello di riportare alla memoria i giorni nostalgici dei blockbuster da finire in un weekend intensivo, un’era del gaming da tempo dimenticata che però porta con sé un certo fascino.

Da questo punto di vista riesce nell’intento: invece di risultare il classico titolo moderno mascherato da una sfumatura retrogaming poco efficace, rimane fedele a sé stesso. Tuttavia, questa particolare scelta stilistica ne fa un gioco di nicchia: vediamo nel dettaglio perché.

Gungrave si risveglia nel 2022

Gungrave G.O.R.E. si configura come l’ultima new entry in una serie da lungo sopita – che abbiamo visto per la prima volta in un titolo per la cara vecchia PS2 nei primi 2000.

E da lì non si muove, ma in positivo: le dinamiche semplicistiche di base dei giochi d’azione, esplosioni catastrofiche, animazioni brutte per i nemici, la suspance – tutti gli ingredienti per un piacevole throwback ad anni più semplici.

Lo percepiamo principalmente da una scelta stilistica coraggiosa: i controlli sono rimasti quelli del primo titolo per PS2. Il che rende la meccanica impeccabile, immune a bug e che riesce però a integrare perfettamente tutti i nuovi elementi in termini di arsenale e upgrade – acquistabili tramite la moneta in gioco.

Grazie a una lista infinita di abilità e nemici da annichilire con proiettili e mosse speciali, è facile immergersi completamente in un titolo che non pretende di essere niente di più di ciò che è.

E per compensare la semplicità di meccaniche, Gungrave aumenta il livello di difficoltà anche ai livelli più bassi. Un elemento che forse poteva essere curato di più, perché spesso risulta frustrante dover ricorrere a continui escamotage per sopravvivere a una boss battle, e a volte non basta neanche quello.

Una componente che può non piacere ad alcuni, ma che per i die harders risulta più che apprezzata – forse lo sarebbe stata ancora di più se la visuale non fosse risultata così limitata e i movimenti quasi su binari.

Ritorno alle origini

È da presupporre che chi sceglie di acquistare titoli come Gungrame se ne frega altamente della trama. Se ti aspetti quindi una lore alla Devil May Cry o i multiversi di Bayonetta 3, rimarrai deluso perché Gungrave G.O.R.E. tiene fede alla filosofia PS2 secondo la quale la narrativa dev’essere semplice e poco complessa da seguire.

In soldoni, Grave e compagnia cantante scoprono l’esistenza di Seed, una droga aliena che distrugge l’anima di chi la utilizza – e il Raven Clan che la distribuisce ha già avuto da dire con il nostro protagonista.

L’obiettivo, quindi, è quello di fermare la cricca malvagia con tutta la potenza di fuoco disponibile. Sì, niente di più. Ma in un throwback simile, è la ciliegina sulla torta.

Gungrave non vincerà sicuramente i cuori degli appassionati grazie a una narrazione profonda e ragionata – ma non è il suo obiettivo. Con un titolo simile, pigli quello che arriva, e quello che arriva sono pistolone ed esplosioni bibliche.

Il brutto e il cattivo di Gungrave G.O.R.E.

Non dimentichiamoci però che Gungrave G.O.R.E. è un gioco uscito quest'anno, e come tale avrebbe dovuto aderire a degli standard grafici a cui purtroppo non è riuscito ad arrivare. Ecco dove il sapore retro comincia a diventare un problema.

Non stiamo parlando di dinamiche open world che non volevamo, né di capolavori grafici alla Cyberpunk, ma della base.

Finire un nemico dà quella soddisfazione che solo uno splatter di sangue e budella riesce a restituire, ma non si può dire lo stesso per il resto del combattimento. Gli attacchi ravvicinati sono belli da vedere, ma la reazione dei nemici no.

Allo stile grafico manca decisamente qualcosa. Si è provato a creare un miscuglio tra la grafica moderna e le visuali più vecchie, con un risultato né carne né pesce che fa venire la nostalgia dello stile simil-anime della prima uscita.

Lo stesso non si può dire però delle ambientazioni, che cadono a fagiolo e risultano estremamente curate.

Insomma, tutto sommato Gungrave G.O.R.E. vale davvero la pena, e come per qualsiasi buon B-movie, sono anche le parti meno curate ad aumentarne il fascino. A differenza di altri titoli perfetti, ma senz’anima, non ha pretese di grandezza ed è divertente.

In più, c’è anche la possibilità di sbloccare nuovi personaggi ed avviare una nuova run. Quanti titoli permettono ancora di farlo, oggi?