Momento delicato per Telecom Italia. La notizia del ricorso all'Antitrust da parte di Sky ha penalizzato l'andamento del titolo negli ultimi giorni. Sky ha contestato l'accordo Tim-DAZN sui diritti tv della Serie A, ritenendo che tale alleanza possa impedire a DAZN l'utilizzo di altri operatori nella distribuzione delle partite del massimo campionato di calcio Italiano, rafforzando la posizione di Telecom a discapito di concorrenza e consumatori.

In precedenza anche Telecom si era rivolta all'Antitrust contestando la campagna pubblicitaria di Sky rivolta agli abbonati al pacchetto Calcio, perchè ritenuta ingannevole, dal momento che faceva riferimento alla "grande incertezza del contesto dei diritti tv della Serie A". Tim ritiene infatti che non ci sia nessuna incertezza e che la situazione sia chiara dal momento in cui i diritti sono stati assegnati a DAZN.

Telecom, lo scenario grafico

Il titolo ha comunque sofferto i recenti avvenimenti, tanto da far segnare una decina di sedute consecutive con il segno negativo, che hanno allontanato i prezzi dai massimi delle scorse settimane in area 0,46. Il ribasso ha indebolito lo scenario grafico di breve periodo, facendo scendere i prezzi al di sotto della trendline che saliva dai bottom di ottobre, un primo campanello di allarme da non sottovalutare. 

Resta comunque il baluardo offerto dai minimi di maggio a 0,4048 euro a salvaguardia dello scenario rialzista non solo di breve, ma anche di medio lungo periodo. La permanenza al di sopra di tale riferimento appare strategica per non compromettere quanto di buono fatto dallo scorso marzo: sopra tale riferimento resta possibile un pronto recupero ed il rilancio verso target ambiziosi che oltre 0,46 sono ipotizzabili nei dintorni dei 54 centesimi di euro. Sotto 0,40 invece probabile il proseguimento della corsa verso i sostegni successivi a 0,38 e 0,35 euro circa, ipotesi che se realizzata porrebbe seri dubbi sulle possibilità di una rapida reazione da parte del titolo.

Telecom, quali strategie con i derivati

Lo scenario individuato porta a valutare un paio di strategie su Telecom Italia. Una più conservativa che consiste nell'aprire una posizione sul certificato proposto da Unicredit con Isin DE000HV4K552. Si tratta di un certificato Cash Collect, ovvero con distribuzione di un premio periodico a determinate condizioni, con scadenza gennaio 2024; il fixing iniziale è posto a 0,3696 mentre la barriera del sottostante è a 0,25872 euro (38% circa dai livelli attuali). A scadenza c'è poi la possibilità di ottener un premio aggiuntivo di 0,50 euro a patto che il sottostante sia pari o superiore sempre a 0,25872 euro.

Per quanto concerne il livello di rischio il certificate è classificato da Unicredit a rischio 5 su di una scala di valori da 1 a 7, dunque rischio medio alto. Si tratta di un indicatore che cerca di quantificare la rischiosità di perdere il capitale investito a causa sia dell'andamento del sottostante e dunque del mercato, che dell'Emittente stesso, nel caso in cui questi non fosse più in grado di corrispondere gli importi dovuti per il deterioramento della propria solvibilità.

Telecom, un Corridor come alternativa

L'alternativa di investimento più aggressiva e di più breve periodo può essere rappresentata da questo strumento con codice Isin DE000HV4KDT0. Si tratta di un Corridor che implica la permanenza del sottostante all'interno appunto di un "corridoio" compreso in questo caso tra 0,30 e 0,54 euro. A scadenza (16/09/2021) viene riconosciuto un importo di rimborso pari a 10 euro a patto che non siano state toccate o superate le barriere. Attualmente lo strumento può essere acquistato attorno a 9,30 euro (7% dal prezzo di rimborso) con il sottostante che si muove a 0,42 euro circa, a distanza rispettivamente del 28,5% dalle barriere del corridoio, che se oltrepassate implicherebbero l'azzeramento del valore del Corridor.

Per quanto concerne il livello di rischio il Corridor è classificato da Unicredit a rischio 7 su di una scala di valori da 1 a 7, dunque rischio molto alto. Si tratta di un indicatore che cerca di quantificare la rischiosità di perdere il capitale investito a causa sia dell'andamento del sottostante e dunque del mercato, che dell'Emittente stesso, nel caso in cui questi non fosse più in grado di corrispondere gli importi dovuti per il deterioramento della propria solvibilità.

(Alessandro Chini)

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli. 

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