Intesa Sanpaolo ha recentemente vinto gli stress test 2021, condotti dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), in collaborazione con la Banca d’Italia, la Banca Centrale Europea (BCE) e il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico (CERS).

Nello scenario peggiore, basato su un’ipotesi di bilancio statico al dicembre 2020, Intesa Sanpaolo ottiene un CET1 al 9,38%, rispetto al 9,7% nello stress test 2018, con un buffer significativo ai fini dello SREP.

Confrontando i risultati delle banche partecipanti allo stress test, Intesa Sanpaolo si posiziona nel secondo quartile per CET1 e anche per consumo di capitale nello scenario avverso.

Andamento del sottostante

L'analisi del grafico di Intesa Sanpaolo mette in evidenza un rallentamento della reazione realizzata nelle ultime settimane che si è arenata sugli ostacoli a 2,35/2,38 euro, massimi di inizio luglio. Senza la rottura di questi limiti aumenterebbe il rischio di una ricaduta sui minimi dello scorso mese a 2,13 euro e più sotto fino a 2,06. Oltre 2,38 via libera invece verso 2,50 e 2,63 euro.

Strategie operative su Intesa Sanpaolo

Lo scenario individuato porta a valutare una strategia di matrice laterale su Intesa Sanpaolo che permetta di assicurarsi un flusso cedolare periodico durante la vita del Certificate. Tra la platea di certificati a disposizione su questo sottostante è possibile aprire una posizione sul Cash Collect (Isin DE000HV8CB45), con fixing iniziale (strike) a 2,336 euro e prezzo a 2,33 euro circa. La struttura ha una barriera a 1,168 euro, al di sotto della quale l’investitore perderebbe la protezione del capitale investito.

Il certificato è stato emesso l’8 luglio 2021 e scade il 20 giugno 2024.

Indicatore di Rischio

L'indicatore di rischio assume che l'investitore mantenga il prodotto sino a scadenza. Il rischio effettivo può variare in modo significativo in caso di vendita del prodotto in un momento antecedente e l'investitore potrebbe ottenere un rendimento minore. L'indicatore sintetico di rischio è una guida per il livello di rischio di questo strumento finanziario rispetto ad altri prodotti. Tale indicatore illustra le probabilità di perdita del capitale per l'investitore a causa dell'andamento dei mercati o se l'Emittente, per effetto di un deterioramento della sua solvibilità ovvero versi in uno stato di dissesto, non sia in grado di corrispondere gli importi dovuti in relazione allo strumento finanziario. Il rischio di perdite potenziali sulla stima dei risultati futuri è classificato come mediamente alto (livello 5).

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli.

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(Claudia Cervi)