Stellantis ha raggiunto nelle ultime sedute i massimi da novembre 2007. Goldman Sachs ha confermato la raccomandazione buy e incrementato il target da 20 a 21 euro. Il gruppo automobilistico rivedrà la struttura della rete di concessionari in Europa per adattarsi ai cambiamenti nel mercato e raggiungere i target delle sinergie derivanti dalla fusione FCA-PSA. 

Certificato Fixed Cash Collect su Stellantis: Andamento del sottostante

L'analisi del grafico di Stellantis mette in evidenza il movimento laterale in essere da metà marzo e la chiara intenzione del titolo di mettersi alle spalle l'ostacolo a 15,20 euro circa. In caso di successo le quotazioni avrebbero via libera in direzione di 17,3720, massimo del luglio 2017 e resistenza strategica nel lungo periodo. Discese sotto 14,55 creerebbero invece le premesse per un test di 13,70-13,75, base del movimento laterale e supporto decisivo nel breve termine.

Strategie operative su Stellantis

Lo scenario individuato porta a valutare una strategia di matrice rialzista su Stellantis con obiettivo principale a 17,37 euro. Tra la platea di certificati a disposizione su questo sottostante è possibile aprire una posizione rialzista sul Fixed Cash Collect (Isin DE000HV4M9D2), ultimo prezzo scambiato a 103 euro. La struttura ha uno stop loss intrinseco a 10,052 euro, al cui raggiungimento l’investitore riceverebbe un rimborso equivalente alla differenza tra il valore nominale (100 euro) e la perdita registrata dal sottostante.

Il certificato è stato emesso il 30 aprile 2021 con scadenza il 26 giugno 2024 e paga coupon mensili dello 0,50% e con un flusso cedolare complessivo del 18,5%, cui potrebbe aggiungersi una cedola dello 0,50% a scadenza (condizionata alla barriera del 70%).

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli. 

(Claudia Cervi)

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