Variante Delta e timori

La costante crescita del numero di persone che hanno ricevuto il vaccino contro il Covid-19, ha ridotto sensibilmente l'incidenza delle infezioni, in Italia e non solo, nel corso dell'ultimo mese. Ciononostante non è ancora il momento di festeggiare, le varie mutazioni del virus, infatti, continuano ad imperversare e tra queste la variante indiana, rinominata "Delta" continua a far paura. Le recenti notizie sulla diffusione di questa variante nel Regno Unito, Russia, Australia, unite a quelle sulla bolla di contagi a Maiorca, hanno di nuovo messo paura ai mercati finanziari.

Lo stesso Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha ribadito, durante una conferenza stampa tenutasi la scorsa settimana, come la pandemia non sia ancora finita e come di conseguenza sia necessario affrontarla con “fermezza e vigilanza”. Secondo Draghi la nuova ondata di casi sta creando problemi anche alla ripresa economica, per cui è necessario procedere con le vaccinazioni ed "aumentare i tamponi ed il sequenziamento". Gli stessi concetti li ha ribaditi anche Angela Merkel per tutta l'area europea.

Tali argomenti ripropongono con forza il tema della necessità di test per la rilevazione del virus ed appare dunque normale che un titolo come Diasorin, società che tra le altre cose si occupa della produzione di test per il Covid-19, abbia reagito positivamente a certe affermazioni, tanto da accelerare al rialzo andando a toccare nuovi massimi da oltre tre mesi.

Diasorin: il quadro grafico

Graficamente il titolo è sceso a metà maggio a testare, in area 134, la base dell'ampio canale decrescente che si origina dai record storici dello scorso anno a 211,80 euro. Il supporto è stato riconosciuto dai prezzi, che hanno immediatamente reagito avviando un recupero che negli ultimi giorni si è spinto attorno ai 20 punti percentuali, permettendo così al titolo di risalire fin sopra 160,00 euro. Il superamento del picco del 21 aprile a quota 156,90 rappresenta un segnale tecnico di non poco valore, soprattutto se venisse confermato in chiusura di settimana.

L'ampia fascia laterale disegnata tra 135 e 157, infatti, assumerebbe le sembianze di un doppio minimo, favorendo la probabile evoluzione al rialzo dei corsi verso obiettivi ipotizzabili a 170 euro in prima battuta e più in alto nei dintorni di quota 177. Tale prospettiva resterebbe valida al di sopra di quota 154. Diversamente invece si avrebbero i primi segnali di insofferenza da parte del titolo, preludio al ritorno verso 145/147 euro, importante area di supporto in ottica di medio lungo periodo.

Diasorin: un Turbo Open End per puntare al rialzo

Lo scenario individuato porta a valutare una strategia di matrice rialzista su Diasorin, ipotizzando che il titolo possa raggiungere almeno il primo target a 170 euro. Tra i certificati proposti da Unicredit su questo sottostante è possibile aprire una posizione rialzista sul Turbo Open End (Isin DE000HV4D5S9), il cui prezzo si muove attualmente attorno a 5,60 euro. La struttura ha uno stop loss intrinseco a 105,875595 euro (-33,6% dal prezzo attuale del sottostante), al cui raggiungimento il certificato assumerebbe un valore pari a zero. La leva è di 2,83.

(Alessandro Chini)

Indicatore di Rischio

L'indicatore di rischio assume che l'investitore mantenga il prodotto sino a scadenza. Il rischio effettivo può variare in modo significativo in caso di vendita del prodotto in un momento antecedente e l'investitore potrebbe ottenere un rendimento minore. L'indicatore sintetico di rischio è una guida per il livello di rischio di questo strumento finanziario rispetto ad altri prodotti. Tale indicatore illustra le probabilità di perdita del capitale per l'investitore a causa dell'andamento dei mercati o se l'Emittente, per effetto di un deterioramento della sua solvibilità ovvero versi in uno stato di dissesto, non sia in grado di corrispondere gli importi dovuti in relazione allo strumento finanziario. Il rischio di perdite potenziali sulla stima dei risultati futuri è classificato come molto alto (livello 7).

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli.

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