L'accelerazione vista nelle ultime due settimane ha spinto il prezzo del petrolio WTI su nuovi record da inizio anno, in area 69 dollari. Si tratta di uno dei livelli più alti dall'autunno 2018, raggiunto dopo la cavalcata a perdifiato dell'ultimo anno (ad aprile del 2020 le quotazioni del WTI erano scese in area 11) record che nel breve potrebbe essere ulteriormente ritoccato. Il riferimento a 78 dollari circa, picco di fine agosto 2018, non è molto distante e potrebbe rappresentare il prossimo obiettivo raggiungibile in tempi anche rapidi da parte dei corsi, a patto che questi si mantengano nel breve al di sopra di quota 65. 

Certificato Turbo Open End su ENI: Andamento del sottostante

Eni, titolo che segue fedelmente l'andamento del prezzo del greggio, presenta caratteristiche interessanti in questo momento e non solo dal punto di vista grafico. Intesa Sanpaolo ha da poco confermato il giudizio "hold" sul titolo con prezzo obiettivo a 9,9 euro; Eni starebbe valutando un accordo strutturato con BP per consentire a quest'ultima di ricevere partecipazioni in asset di Eni nel mondo, con riferimento al progetto di LNG in Mozambico. Le società starebbero considerando anche la creazione di una JV in Algeria simile a quella in Angola.

Graficamente il titolo si sta muovendo per vie laterali da circa 3 mesi in un range compreso tra 9,90 e 10,65 euro circa. Potrebbe trattarsi di una sosta corroborante dopo il perentorio rialzo messo a segno dai bottom di ottobre, preludio alla ripresa del trend che in questo periodo ha permesso ai corsi di apprezzarsi del 75% circa. Oltre quota 10,65 primo obiettivo a 10,95, gap down del 6 marzo 2020, poi via libera verso 11,60 circa. Il quadro tecnico verrebbe invece indebolito dal cedimento del supporto a 9,90 euro, primo passo verso una correzione più corposa che potrebbe estendersi in direzione di quota 9,20. Target successivo a 8,75/8,80 euro.

Strategie operative su Eni

Tale scenario suggerisce una strategia rialzista su Eni per gli obiettivi a 10,95 e 11,60 euro. Tra la platea di certificati a disposizione su questo sottostante è possibile aprire una posizione rialzista sul Turbo Open End (Isin DE000HV4H2U8), ultimo prezzo scambiato a 5,57 euro. La struttura ha uno stop loss intrinseco a 4,925 euro (sul sottostante), al cui raggiungimento nell'intraday il prodotto verrebbe azzerato. La barriera è comunque molto lontana dal livello attuale (-53% circa ) mentre la leva proposta dallo strumento è pari a 1,88, dunque piuttosto contenuta.

Per quanto concerne gli indicatori di rischio, però, il certificate è classificato da Unicredit a rischio 7 su di una scala di valori da 1 a 7, dunque rischio massimo. Si tratta di un indicatore che cerca di quantificare la richiosità di perdere il capitale investito a causa sia dell'andamento del sottostante e dunque del mercato, che dell'Emittente stesso, nel caso in cui questi non fosse più in grado di corrispondere gli importi dovuti per il deterioramento della propria solvibilità.

(Alessandro Chini)

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli. 

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