Variante Delta e mercati azionari: le conseguenze

La giornata di lunedì 19 luglio è stata caratterizzata da pesanti ribassi sulle principali piazze azionarie mondiali. Piazza Affari è risultata tra le peggiori, con il FTSE Mib che è arretrato di oltre 3 punti percentuali, facendo così registrare la peggiore seduta da inizio anno. Il ribasso è stato alimentato dai timori di una nuova ondata di Covid-19 dovuta alla variante Delta, che si sta rapidamente diffondendo in Europa ma non solo, ed al conseguente rischio di nuove chiusure delle attività commerciali che rallenterebbero gioco forza la ripresa economica, implicando un nuovo ridimensionamento delle stime di crescita ipotizzate fino a poco tempo fa dagli economisti.

Incertezza nemica dei mercati

L'incertezza, come sappiamo, è il peggiore nemico del mercato ed in questo momento sembra purtroppo rappresentare un fattore dominante nello scenario economico finanziario. L’ azionario domestico è in calo da circa un mese e se, come detto, la recente ondata di realizzi si è sviluppata in scia ai timori per il Covid-19, va ricordato come in precedenza il calo fosse dovuto ai timori di un rialzo dei tassi di interesse, indotto da una ripresa dell'inflazione che potesse risultare più forte di quanto previsto. Due motivazioni di fatto antitetiche che però hanno prodotto lo stesso risultato sulle Borse, ponendo seri interrogativi sul futuro più immediato dei mercati.

Lo studio grafico degli Indici può venirci in aiuto

Lo studio grafico degli strumenti finanziari fornisce sempre un ottimo supporto per interpretare il comportamento dei mercati, ancor più in situazioni come quella attuale. Vediamo allora cosa suggeriscono i grafici o meglio, il grafico del FTSE Mib, volendo circoscrivere lo studio al mercato azionario domestico.

In questo momento il grafico del FTSE Mib sembra piuttosto eloquente: a quota 23900 è posizionato un solido supporto orizzontale, capace di sostenere i prezzi in più circostanze da marzo. Tale riferimento, testato in avvio di settimana, rappresenta una sorta di spartiacque nel breve termine. Se anche in questa occasione i prezzi riuscissero a mantenersi al di sopra di esso, nulla, o comunque poco, muterebbe nello scacchiere di medio lungo termine, con l'indice alle prese con il consolidamento del rialzo della prima metà dell'anno, pronto a rialzare la testa alla prima occasione per puntare nuovamente verso quota 26000.

Diversamente invece scatterebbe un campanello di allarme da non sottovalutare, preludio al probabile affondo verso un primo target a 22700 e successivo in area 21800, circostanza che permetterebbe di coprire i due gap up lasciati aperti con l'accelerazione rialzista di inizio febbraio.

Quale strategia adottare

La violazione del supporto in area 23900 favorirebbe dunque la potenziale evoluzione al ribasso dell'indice, da sfruttare aprendo una posizione “short”. Tra la platea di certificati a disposizione per questo sottostante è possibile aprire una posizione sul Turbo Open End (bear) sul FTSE Mib (Isin DE000HV8B9X9), ultimo prezzo scambiato a 0,523 euro. La struttura ha uno stop loss intrinseco a 29132 punti, al cui raggiungimento il certificato assumerebbe un valore pari a zero. Attualmente lo stop dista il 20,5% circa dal livello del sottostante e la leva è pari a 4,63.

Rischiosità del Turbo Open End su FTSE MIB Index

Per quanto concerne il livello di rischio il certificato è classificato da Unicredit a rischio 7 su di una scala di valori da 1 a 7, dunque rischio molto alto. Si tratta di un indicatore che cerca di quantificare la rischiosità di perdere il capitale investito a causa sia dell'andamento del sottostante e dunque del mercato, che dell'Emittente stesso, nel caso in cui questi non fosse più in grado di corrispondere gli importi dovuti per il deterioramento della propria solvibilità.

L'indicatore di rischio assume che l'investitore mantenga il prodotto sino a scadenza. Il rischio effettivo può variare in modo significativo in caso di vendita del prodotto in un momento antecedente e l'investitore potrebbe ottenere un rendimento minore. L'indicatore sintetico di rischio è una guida per il livello di rischio di questo strumento finanziario rispetto ad altri prodotti.

(Alessandro Chini)

Da sapere prima di investire

Rischio di credito sull’Emittente.  I certificati espongono l’investitore al rischio di credito sull’Emittente, compreso il rischio connesso all’utilizzo del “Bail-In” e degli altri strumenti di risoluzione previsti dalla Direttiva Europea in tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi.

Capitale iniziale non garantito. In caso di variazione negativa del sottostante superiore al livello della Barriera o nel caso di insolvenza dell’emittente, non è prevista la restituzione del capitale inizialmente investito.

Importo a scadenza. L’investitore è esposto al rischio di perdita (anche totale) del capitale investito nel caso in cui alla scadenza il Prezzo di Riferimento dell’azione sottostante risultasse inferiore a quello corrispondente alla Barriera.

Dividendi. Ai possessori dei certificati non sono riconosciuti gli eventuali dividendi distribuiti dall'azione sottostante e non hanno alcun diritto ulteriore derivante dal possesso dell’azione stessa (per esempio i diritti di voto).

Fiscalità. I redditi derivanti da certificati di investimento sono soggetti ad una tassazione pari al 26%. Questo valore viene calcolato sia sui profitti derivanti da vendita (o rimborso) del certificato ad un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto sia sull’importo delle cedole eventualmente staccate dal prodotto finanziario durante la sua vita. E’ consentito compensare i redditi derivanti dai certificati con le minusvalenze rivenienti anche da altri titoli.

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