Fiorucci in crisi, ecco cosa sta succedendo allo storico brand italiano

Crisi finanziaria per Fiorucci, azienda italiana leader nel settore dei salumi, ora denuncia difficoltà finanziarie ed esuberi per oltre 200 dipendenti.

Fiorucci in crisi, ecco cosa sta succedendo

Fiorucci, l'azienda italiana leader nel settore dei salumi, denuncia profonde difficoltà finanziarie ed annuncia esuberi per oltre 200 dipendenti.

Il piano di ristrutturazione aziendale prevede numerosi licenziamenti che potrebbero interessare lavoratori over 50, difficilmente ricollocabili.

Una panoramica su Fiorucci

Nata a Roma nel 1850 su iniziativa di Innocenzo Fiorucci, come piccola bottega, oggi l'azienda alimentare Cesare Fiorucci Spa, rappresenta una delle eccellenze italiane nel settore agroalimentare.

L'azienda Fiorucci si è rapidamente trasformata da piccola bottega artigianale in cui la famiglia Fiorucci lavorava nel periodo invernale, a catena di botteghe e salumifici siti a Roma e continuò ad operare in questo modo, semi artigianale, almeno fino alla seconda guerra mondiale.

La ricostruzione post bellica e lo slancio economico dei primi anni cinquanta diedero a Cesare Fiorucci lo stimolo necessario per affacciarsi alla produzione industriale, portando così all'istituzione dell'Industria Romana Carni ed Affini (IRCA).

Il 1970 segna un anno di svolta per l'azienda alimentare romana, che, all'epoca guidata dai fratelli Ferruccio e Umberto Fiorucci, figli di Cesare Fiorucci, partendo dallo stabilimento produttivo di Santa Palomba, storica sede di Fiorucci ancora in attività, diedero il via ad una rapida espansione in tutto il territorio italiano.

L'espansione in Italia proseguì per tutto il decennio e, nel decennio successivo, si spostò sul piano internazionale, conquistando il mercato della carne francese, inglese, tedesco e statunitense.

Durante il processo di espansione globale l'IRCA cambiò nome assumendo quello di Cesare Fiorucci spa, e con questo nuovo brand, l'azienda avrebbe operato in oltre 60 paesi.

Crisi finanziaria irrevocabile

A circa 40 anni dal periodo di massima espansione di Fiorucci, l'azienda leader mondiale nel settore delle carni e degli insaccati, si ritrova a vivere una profonda crisi finanziaria, che mette a rischio la sua stessa sopravvivenza costringendola ad adottare soluzioni drastiche e senza precedenti per il brand.

Il piano industriale di Fiorucci, finalizzato a rilanciare il brand e ridimensionare l'azienda, prevede esuberi per oltre 220 lavoratori, dislocati in Italia tra le sedi di Parma e Pomezia Santa Palomba, sede storica dell'azienda, cardine della propria espansione. Si tratta di numeri estremamente importanti se si considera che, attualmente, il solo stabilimento di Pomezia, conta circa 400 lavoratori.

Gli esuberi, potrebbero portare ad un licenziamento collettivo che potrebbe lasciare a casa numerosi lavoratori over 50, una classe di lavoratori che, in un simile contesto, ne apparirebbe particolarmente svantaggiato poiché avrebbe ben poche possibilità di trovare una ricollocazione e su questo tema si sono espressi in modo critico diversi sindacati.

Il contenzioso tra l'azienda ed i sindacati in ogni caso, dovrà entro 75 giorni dal 27 novembre. Se entro quella data non sarà trovato un accordo, oltre 200 lavoratori si ritroveranno in disoccupazione.

Esuberi e licenziamenti in arrivo

Come anticipato, Fiorucci ha annunciato un piano di oltre 220 esuberi in Italia, secondo Alessandro Vona, segretario generale della Flai Cgil Roma Sud Pomezia Castelli, il numero esatto oscillerebbe tra 226 e 227.

Esuberi e licenziamenti sono il primo step di un programma di ristrutturazione aziendale che prevede profonde trasformazioni sia nell'organico che nella struttura stessa dell'azienda.

Il programma prevede non solo un ridimensionamento della manodopera ma anche della produzione e la successiva esternalizzazione di numerosi processi produttivi.

Il programma industriale di Fiorucci, voluto dai nuovi proprietari, i fondi stranieri Navigator Group e White Park Capital che pochi mesi fa hanno acquisito il 100% di Fiorucci, ha come obbiettivo da un lato il mantenimento della produzione in Italia e dall'altro l'aumento del fatturato, su un target del 20% in 6 anni.

La mobilitazione dei sindacati

I primi incontri tra sindacati e Fiorucci hanno avuto luogo il 23 novembre, in quella data le segreterie nazionali e territoriali di Fai Flai, Uila e le RSU degli stabilimenti di Pomezia e Parma si sono riunite e, in quell'occasione l'azienda ha illustrato il proprio piano di rilancio di Fiorucci, piano che ha l'obbiettivo di invertire una tendenza negativa che si protrae da oltre un decennio, ovvero, da quando l'azienda romana ha iniziato a rimbalzare da una multinazionale all'altra.

L'intento di Fiorucci, secondo quanto riferito dalla stessa azienda, è quello di ridurre, nei limiti del possibile, e coerentemente con le richieste e le esigenze del mercato, l'impatto sociale derivante dalla riorganizzazione dell'azienda. A tal proposito l'apertura di un tavolo con i sindacati proposto dalla stessa azienda, appare come un tentativo di distensione.

Dall'altro lato, i vari gruppi sindacali, hanno espresso ferma opposizione al nuovo piano industriale, dichiarando l'immediata apertura dello stato di agitazione sindacale nel sito produttivo di Pomezia al fine di attrarre l'attenzione del governo e richiedere una soluzione politica a quello che potrebbe configurarsi come un ennesimo dramma sociale.